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Misurata, 4 aprile 2011
“Il barcone che abbiamo preso con mio padre e mia madre ci costa i risparmi di una vita. Non quella trascorsa, ma quella futura. Pagheremo i Dallai con il lavoro che faremo in Italia o in Francia o in Germania. Siamo partiti in fretta e furia e solo la mattina avevamo mangiato il Biriyani. Siamo usciti però dalle baracche di Dhaka molti giorni fa, camminando per un po’ vicino al canale e poi verso il porto di imbarco con mezzi di fortuna. L’organizzazione ci ha avvertiti che si poteva partire. Dopo molte settimane di attesa era arrivato finalmente il nostro giorno. Abbiamo dormito sulla stuoia sulla spiaggia per aspettare la notte dell’imbarco. L’amica della mia mamma ci aveva dato un dolce e un pane per il viaggio. Lo abbiamo mangiato. Mio padre ha detto: “Shimul hai portato le scarpe?” e io gli ho detto che sì, le scarpe nuove che mi hanno regalato i parenti il giorno del mio compleanno le ho nella mia sacca, vicino al la fionda che ho fatto con un ramo d’albero.
Io ho sette anni e gli altri bambini che stanno nella barca sono di varie età, ma non parliamo la stessa lingua. Il mare è mosso, ma il sogno è bello e non mette paura. In Bangladesh il sogno è di tanti miei amici che sono rimasti. Il mio l’ho quasi raggiunto. Presto arriveremo a Lampedusa, isola italiana, terra di conquista del diritto alla vita…”.
Lampedusa 6 aprile 2011
Le agenzie di comunicazione battono la notizia del naufragio di molti dei migranti: “Un barcone con a bordo almeno 200 migranti si è ribaltato questa notte a 40 miglia a sud dell’isola di Lampedusa, in acque maltesi, e decine di cadaveri sono state avvistate in mare questa mattina, compresi quelli di alcuni bambini sopravvissuti, migranti provenienti da Somalia, Nigeria, Bangladesh, Costa d’Avorio, Chad e Sudan, hanno detto che quando i soccorsi sono arrivati sul posto il barcone stava già affondando, riferisce l’Oim, aggiungendo che tra i passeggeri a bordo c’erano circa 40 donne e 5 bambini. Solo due donne sarebbero sopravvissute. “I sopravvissuti sono tutti in stato di shock” (…) Agenzia Reuters
Cosa gli abbiamo fatto credere? Che in Italia c’è la felicità?
Il breve racconto di Shimul è immaginario. Ma la storia drammaticamente vera. E’ il risultato della globalizzazione. Questa espansione degli orizzonti dal volto disumano che mostra la civiltà occidentale come un miraggio da raggiungere e delude presto per le contraddizioni che esprime. Secondo molti il processo di globalizzazione è solo l’estrema evoluzione del fenomeno di colonizzazione iniziato con la scoperta dell’America. Solo che per acquisire i nuovi schiavi non occorrono investimenti in navi e negrieri. Gli uomini partono da sé e si indebitano per raggiungere posti in cui lavorare a qualsiasi costo e prezzo. Tutto è meglio della fame e della paura. Le immagini divulgate dei mass media con modelli di società in cui tutto è bello sono invitanti. Si tratta di luoghi dove i gatti e i cani hanno menù gourmet, e l’unico problema per gli umani è quello di non ingrassare. Come uno spot di promozione e vendita il prodotto “qualità della vita in occidente” affascina popolazioni che emigrano verso di noi. Sono oltre venti anni che si parla e si scrive di re-distribuire meglio ricchezza e opportunità. Poco o nulla si è fatto per aiutare in modo produttivo e concreto la crescita economica dei paesi poveri. Ma quando li si aiuta lo si fa spesso in terre con ricchezze minerarie in cui il sospetto obiettivo è un tornaconto, invece che l’umanità.
In questi giorni di umanità se ne vede ben poca. La strana modalità operativa di questo periodo emergenziale è che l’Europa sembra lavarsi le mani del genere umano in trasmigrazione.Stupisce soprattutto l’ incoerenza della Francia spintasi avanti per l’intervento in Libia che oggi non ammette che attraverso il permesso di soggiorno temporaneo gli immigrati possano entrare in zona Schengen. Quindi anche da loro.
Secondo l’accordo per la prima volta firmato il 14 giugno 1985 si è deliberata l’introduzione di un regime di libera circolazione per i cittadini degli Stati sottoscrittori. Nel 1995 l’accordo è divenuto “Convenzione di Schengen” tra Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, e successivamente si è ancora perfezionata in “ l’Acquis di Schengen”. Ad oggi accettato anche da Spagna, Portogallo, Grecia , Austria, Finlandia, Svezia Danimarca. Mentre l’Irlanda, il Regno Unito, l’Islanda e la Norvegia hanno dato solo una adesione parziale.
Ora però tanti stati membri non intendono far passare i migranti con il permesso di soggiorno italiano. La domanda che viene spontanea è: questa Europa esprime decisionismo solo quando il problema riguarda l’imbustamento obbligatorio delle mozzarelle o il pensionamento delle donne a 65 anni? Perché adesso non ha la stessa risolutezza per obbligare gli stati in convenzione Schengen a fare il loro dovere e caricarsi del problema umanitario, che non deriva da un capriccio, ma da un nord Africa in subbuglio? Come possono ritenere che solo l’Italia abbia il dovere umano politico e istituzionale di porre rimedio ad un problema così difficile?
Ma lezioni di umanità possiamo dargliene. Salvo qualche rozzo personaggio come il barista di Roma che ha messo un cartello “Vietato l’ingresso agli animali e agli immigrati”. E’ uno solo, spero il più imbecille d’Italia, e conviene sdrammatizzare come Benigni ne “La vita è bella” quando spiega al figlio che ognuno è nella facoltà di scegliere il cartello che vuole. “A te cosa non piace? “ I ragni” risponde il bambino. “Allora mettiamo, nella nostra libreria, il cartello “Vietato l’ingresso ai ragni ed a visigoti”.
Lezioni di stile e generosità italiana. Checché se ne dica siamo sempre i primi ad accogliere chi ha bisogno. E’ vero che la geografia mette la nostra penisola sdraiata in mare come una generosa madre pronta a consolare naufraghi e naviganti, e il nostro dovere lo abbiamo sempre fatto. I buzzurri bisogna educarli.
Una capatina a Napoli la consiglierei al barista ignorante, dove nei bar non solo entrano tutti, ma per chi non ha mezzi economici c’è pronto un caffè pagato dai più abbienti. Poca cosa è vero, per chi è povero, ma un gesto di accoglienza così aumenta il significato sociale di eguaglianza.
Il racconto di Shimul, pensato per essere più vicino a chi parte, ha una storia, dei sogni, una vita che si mette in gioco, perché l’uomo non può fare a meno di provare a migliorare la propria esistenza, anche mettendo in conto che per vivere si debba rischiare di morire.
Wanda Montanelli, 10 aprile 2011
In Italia però gli immigrati sono sfruttati nè più nè meno che negli altri paesi. Lavorano come muli per esempio a raccogliere arance e mandarini per 14 ore di seguito per pochi soldi trattati da clandestini sotto il giogo di chi comanda e minaccia. La rivolta dei lavoratori extracomunitari sfruttati nella Piana di Sibari è venuto in emersione in Campania Sicilia, e Calabria ottomila aziende agricole il dato di 3.500 lavoratori completamente in nero, senza diritti e come nei campi di cotone di antica memoria.
Gabriella
arrivano da noi perché non c’è avvenire nel paese d’origine. accogliamoli e diamogli una base di dignità.
barbara
Mi dispiace condivido la tua umanità, ma la LEGA si è data la zappa sui piedi con quella frase di Bossi…fora da…
Loredana
Alla prova del nove l’Europa risulta fragile con i piedi d’argilla. Dov’è la solidarietà dei paesi membri? E’ sufficiente avere dei distinguo nei confronti di questo governo per restare inerti nell’emergenza? All’apparenza è un pretesto per buttare con l’acqua sporca anche il bambino, e non farsi scrupoli e non trovare soluzioni su gente così disperata da attraversare il mare su una carretta con le loro mogli e i loro figli piccoli; il che non è non può essere un problema solo italiano.
Enrico
ho creduto sull’Europa e ancora ho intenzione di crederci, ma questi sterili egoismi di stati opulenti che se ne lavano le mani dell’umanità in crisi non mi piacciono per niente.
Nicoletta
le persone disperse in mare risultano essere 800 dall’inizio dell’anno, ma non sembra che a francia e germania interessi.
nadia
– E’ INUTILE IMPLORARE, NON POSSIAMO PROPRIO ACCOGLIERE LE RICHIESTE CHE LEI E I SUOI CONTERRANEI DEL SUD CI RIVOLGETE
– …DISSE IL COMMISSARIO EUROPEO MALMSTROM A MARONI
in questi casi le coalizioni devono collaborare e non dividersi con slogan da campagna elettorale.
miriam
“vogliamo la libertà, vogliamo andare in francia, non in tunisia!”.
Ma i francesi che si incazzano
loro proprio non li vogliono…
Nel bisogno si vede l’amico…e i francesi sono andati in Libia perchè amici dei poveretti. bella amicizia!
la nave excelsior ne porta via 800 ai centri di accoglienza. vadano dappertutto fuorchè in francia, che a loro serve il petrolio…..senza i pieds-noirs.
miriam
come diceva Luciano De Crescenzo, ogn’uno è terrone di qualcun altro. Ora i leghisti sono i terroni di tedeschi e francesi.
Luigi
MURO NOSTRUM
Nemmeno la morte di 250 persone annegate nelle acque del Mediterraneo è sufficiente a scardinare l’egoismo che ormai domina nella politica italiana ed europea. Dall’incontro tra i ministri dell’interno italiano e francese l’unica novità uscita fuori è soltanto un’altra misura di contenimento, un’altra fila di mattoni che rende ancora più alto il muro che dovrebbe proteggere l’Europa dalla cosiddetta “invasione” dei migranti provenienti dalle coste della Tunisia e della Libia.
La misura di contenimento che si aggiunge a quelle già previste dal Trattato di Schengen e dalle leggi razziste nazionali, come la legge Bossi-Fini, prevede pattugliamenti congiunti italo-francesi delle coste tunisine, sia aerei che marini, e la creazione di un gruppo di lavoro comune per “fronteggiare l’emergenza immigrati”.
A causa di questa politica paranoica dei governi europei, il Mediterraneo non è più un mare, ma è diventato un muro. Non ha mancato di aggiungersi alla costruzione del muro anche la Germania, che sta ora cercando di invalidare il progetto italiano di dare un permesso di soggiorno temporaneo che permetterebbe la libera circolazione nello spazio Schengen a quanti, ad oggi, sono riusciti ad arrivare in Italia.
Se è in corso un aumento del numero dei migranti provenienti dalle coste nordafricane, ci saranno pure dei motivi. Se questi migranti sono disposti a rischiare la propria vita pur di raggiungere i paesi europei non è perché esiste un piano o un complotto per invadere le nostre terre e mettere a rischio il nostro falso benessere. I nostri governi, invece, sono costituiti da forze politiche e da persone che, pur di sedare il senso di insicurezza proprio e dell’elettorato che rappresentano, scelgono di non guardare in faccia la realtà e di vivere nell’illusione di poter rendere permanente la separazione tra il primo e gli altri mondi.
Le migrazioni non si fermeranno mai, specialmente se sono così motivate come quelle che si stanno verificando in questi giorni. Il Partito Umanista, quindi, propone di abbandonare la tendenza egoistica che domina le politiche attuali nei confronti delle migrazioni e di imboccare una strada totalmente diversa. Invece di pattugliare le coste nordafricane allo scopo di bloccare la migrazione, le stesse risorse messe in campo potrebbero essere utilizzate per accogliere tutti coloro che stanno fuggendo da condizioni indubbiamente difficili, imbarcandoli sulle nostre navi ed evitando il rischio che possano perdere la vita ammassati su imbarcazioni assolutamente insicure.
Le condizioni da cui i migranti stanno fuggendo sono paragonabili ad una casa che sta bruciando: se vediamo che c’è qualcuno che sta cercando di uscire da quella casa in fiamme, che facciamo? Lo aiutiamo ad aprire la porta e a fuggire oppure gli chiudiamo la porta in faccia?
PARTITO UMANISTA
Le migrazioni non si fermeranno mai, specialmente se sono così motivate come quelle che si stanno verificando in questi giorni…
E’ inconfutasbilmente reale. I migranti arriveranno a nuoto e nessuno si illuda di fermarli. L’appello è sostenibile. Di più divulghiamolo tra i nostri amici.
Loretta
Ventimiglia, sabato 9 aprile 2011. Hanno tutti in tasca il cedolino che fissa un appuntamento alla questura per il 15 aprile. Dovrebbero ottenere il permesso di soggiorno temporaneo che l’Italia concede loro con la speranza che se ne vadano altrove. Del resto, anche molti di loro vorrebbero farlo, ma per ora non sembra che ci siano molti stati “volonterosi” pronti a farli arrivare sui loro territori. Così, per alcuni dei tunisini arrivati a Lampedusa, la piazza davanti alla stazione di Ventimiglia si è trasformata nell’unico luogo del loro soggiorno diurno, mentre per la notte c’è l’ex caserma aperta dal prefetto e gestita dalla croce rossa militare.
Tunisia Ventimiglia (Italia, interviste audio, 9 aprile 2011
http://www.storiemigranti.org/
Annalisa
la provocazione di certe dichiarazioni contro l’Europa va al di là della volontà di chiudersi in uno splendido isolamento, ed è nei fatti una richiesta di aiuto, non mi piacciono perciò le battute della controparte che della questione ne fa strumento di propaganda politica.
Enrica
come si risolve il problema degli immigrati in cerca di occupazione e dei precari italiani lo sanno Luca Cordero di Montezemolo e Pietro Ichino che per non fare torto a nessuno si metterenno insieme per abolire l’art. 18 dello statuto dei lavoratori. Meglio tutti precari e in competizione tra loro per abbassare i costi di manododopera. Nonostante il ripensamento del ministro Tremonti sulla revisione in positivo dell’offerta economica stabile (lavoro fisso)come incentivo e motore di crescita, i due se la prendono con chi può, grazie a un lavoro continuativo, pagare l’affitto, le rate della macchina e uscire dalla casa paterna per smettere la vita di bamboccione.
Le idee elettorali del neo politico Montezemolo fanno cadere le braccia.
carmine
di Giulia Cerino l’articolo dell’Espresso chiarisce i motivi dell’egoismo europeo:
“Europa, paghi il tuo egoismo”
“L’Occidente ha stretto accordi con i peggiori dittatori del mondo, per avere il loro petrolio o il loro gas. E adesso si capisce che era una visione miope, che la real politik non può ignorare i diritti umani fondamentali”. Parla il regista etiope Dagmawy Yimer, autore di documentari sull’immigrazione.
Mario
La polemica è strumentale a distogliere l’attenzione sulla incapacità di risolvere il problema alla radice. La lettera aperta del direttore di Amref in Italia:
IMMIGRAZIONE, MURI INUTILI SENZA INVESTIMENTI SULL’ALTRA SPONDA DEL MEDITERRANEO
Il direttore generale di AMREF Italia, Tommy Simmons, commenta con una lettera aperta gli arrivi dei migranti africani sulle coste italiane: «Prestare attenzioni e polemiche solo a come tamponare i piccoli sintomi di un fenomeno ben più grande non eliminerà il problema alla radice»
Roma, 13 aprile 2011 – «Nell’analisi sull’arrivo a Lampedusa di una piccola frazione della vasta umanità alla ricerca di una vita migliore, si perde spesso di vista che le migrazioni – per opportunità, conflitti, cambiamenti climatici, demografia e povertà, colonialismo – fanno e sempre faranno parte della storia dell’umanità». Inizia così la lettera aperta in cui il direttore generale di AMREF Italia, Tommy Simmons, commenta gli arrivi di queste settimane sulle coste italiane dei migranti provenienti dall’Africa.
«Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) – prosegue la lettera – nel 2010 il numero di migranti internazionali nel mondo ammontavano a 214 milioni. La maggioranza di queste persone sono “sparite” nel mondo, tranquillamente e volontariamente assorbite da società accoglienti e spesso bisognose di mano d’opera. Solo una piccola frazione di profughi e sfollati, i più poveri e bisognosi, non ha trovato accoglienza, integrazione e stabilità ed è su di questi che bisogna riflettere. I muri sono palliativi temporanei dinanzi all’umanità che vuole o deve muoversi. I successi della fisicità della Grande Muraglia cinese e del Muro di Berlino e dei muri meno tangibili e duraturi imposti dall’Apartheid piuttosto che dal gendarme Gheddafi hanno sempre una durata limitata nel tempo quando a monte preme un’onda crescente».
«Al dì la del Mediterraneo, piccolo mare che separa due grandi continenti che offrono opportunità che non sono paragonabili per i cittadini che li abitano – spiega Simmons – preme un’umanità crescente, conscia delle possibilità che offre il mondo, desiderosa di un presente e di un futuro migliori per se stessa ed i propri figli. Non esistono muri che possono reggere nel tempo a questa onda crescente. Prestare attenzioni e polemiche solo a come tamponare i piccoli sintomi di un fenomeno ben più grande non eliminerà il problema alla radice».
«Chi oggi vuole migrare dall’Africa verso l’Europa – conclude il direttore di AMREF Italia – intraprende il viaggio – pericoloso, doloroso, dall’esito incerto come un salto nel buio – perché non ha speranze alternative. Per evitare che Lampedusa e poi magari la Sardegna o le coste di Toscana o Liguria diventino permanentemente meta di fuggiaschi e oggetto di sterili polemiche, gli Stati timorati dal potenziale delle onde migratorie possono solo investire nella stabilità e nella speranza di una vita migliore nei luoghi di origine di queste persone. L’unico punto davvero rilevante di quanto avviene in questi giorni è questo».
AMREF, fondazione africana per la medicina e la ricerca, è stata fondata a Nairobi nel 1957 ed è la principale organizzazione sanitaria no profit del continente. Oggi impiega in Africa oltre 800 persone, per il 97% africani, e gestisce circa 140 progetti di sviluppo sanitario in sei Paesi (Etiopia, Kenya, Sudafrica, Sudan, Tanzania e Uganda). Il network internazionale di AMREF è composto da 12 sedi in Europa, Stati Uniti e Canada.
Ufficio stampa AMREF Italia – Simone Ramella
a me pare che il ministro maroni ( e non sono leghista) non ha tutti i torti. quante ne vogliono nell’unione europea…la botte piena e la moglie ubriaca! che facciano passare i profughi e la facciano finita con le scuse, non ci si può nascondere dietro un dito, altrimenti siamo invitati a pensare che sono razzisti! e mica è veroooooooo!
piera
LE COSE SI TOCCANO.
Raimon Panikkar e le scienze moderne
Libro di Paolo Calabrò
Recensione di Laura Tussi.
Nella trama delle relazioni che legano la realtà, tramite l’intreccio di differenti culture, per una conoscenza altra delle cose, fulcro del pensiero del filosofo indo-catalano, Raimon Panikkar, descritto dalla straordinaria sensibilità di Paolo Calabrò, il pluralismo consiste nella rinuncia a credere di possedere la verità ultima della realtà e nella resa alla pretesa di poter imporre una opinione assoluta, tramite l’interiorità che si sviluppa in ogni essere umano, attraverso i sensi, le esperienze affettive, l’incontro con l’altro da sè, i discorsi emotivi che tendono a realizzare quella che Panikkar definisce comunione: una forma dello stare insieme in cui non sussiste una valutazione di convenienza, ma un rapporto relazionale, un legame affettivo, restituendo alla relazionalità il carattere della condivisione di esperienze. Il pensiero di Panikkar rappresenta un punto di incontro tra Oriente e Occidente, dove convergono diverse realtà con origini multiple, indù e cristiane, istanze accademiche e intellettuali, tramite cui si pone l’importanza del dialogo nel pensiero (…)
Contonua su:
http://www.peacelink.it/storia/a/33817.html
sandra
ho capito una cosa sola da quando sono iniziati gli sbarchi a Lampedusa, tutto quello che succede in Africa settetrionale ce lo dobbiamo sobbarcare noi italiani poichè i veri colonialisti sono quei paesi che fiutano l’affare e occupano regioni del petrolio, mentre si disinteressano dell’umanità in crisi che per loro può morire in mare o nel deserto, non importa dove purchè lontano da sè..
nando
sull’ondata dalla Libia, secondo voi è propaganda o c’è un pericolo reale?
Gli amanti della vita non moriranno mai.
Vittorio Arrigoni, volontario, pacifista e militante dell’International Solidarity Movement, era stato rapito da un gruppo di estremisti salafiti. Dopo solo poche ore dal rapimento è stato ucciso.
La sua posizione contro l’assedio di Gaza da parte dell’esercito israeliano era limpida e chiara, alla luce del sole, e faceva di tutto per tenere informato il mondo di ciò che succedeva in quei luoghi.
Probabilmente proprio per questo era stato più volte minacciato di morte e, inoltre, era stato anche arrestato dalle autorità israeliane nel 2008.
Ora gli amanti della morte, sopprimendo il corpo di Vittorio, credono di aver spento quella luce.
La religione in tutto questo non c’entra nulla. Ogni volta che in nome della religione si spegne la luce della ragione rimane solo la mortificazione dell’essere umano.
Invano gli amanti della morte credono di poter fermare, con la morte stessa, la catena di azioni innescata da Vittorio.
Poveri illusi!
Che grande incoerenza: dicono di credere in un dio e in una vita dopo la morte, ma poi credono che la morte sia l’unica soluzione.
La catena di azioni innescate dagli amanti della vita, quale era Vittorio, non può essere fermata dalla morte, ma la loro influenza continuerà ad operare.
Partito Umanista
http://lists.peacelink.it/diritti
la gestione dei flussi migratori si fa con azioni da realizzare nei Paesi di origine degli immigrati. La visione solo “respingente” non paga poichè per uno che ne mandi via, due ritornano.
L’integrazione sociale, a parere di esimi economisti e politilogi, deve essere pianificata sul territorio con i governi del posto, e con risorse europee per far fronte alla crescita, alla produzione di beni e servizi, che la popolazione giovane dell’Africa settentrionale ha tra le esigenze di sopravvivenza umana. Potrebbero bastare a se stessi ed essre più ricchi di noi europei e più giovani e vigorosi degli occidentali, solo se si fanno i passi giusti per implementare l’attività lavorativa.
renato
Restiamo umani
Non si può parlare di lui senza cominciare con la firma di tanti suoi post, del
blog, nelle mail e su fb… Vittorio è diventato un appuntamento quotidiano, più volte al giorno
addirittura continuava la sua azione di testimone solidale, partecipe e presente alla vita dei
palestinesi di Gaza, ancora subito prima di essere preso a morire il suo ultimo post dava la
testimonianza di ciò che stava accadendo, dei quattro morti in un tunnel che permetteva
l’approvvigionamento dei generi necessari alla sopravvivenza di Gaza.
Vittorio, puntuale, preciso,
determinato, mi aveva chiesto l’amicizia, come ha fatto con tanti nel suo continuo cercare di
portare notizie e comunicazioni: una attenzione agli altri, a ciò che passava sulle bacheche di
amiche ed amici, per individuare quell’altra persona, quell’altro nome da aggiungere, quel post da
condividere, quel commento.
Riusciva a restare umano, mantenendo un rapporto d’amore con i suoi
familiari: tutti abbiamo condiviso con lui il dolore di non poter essere vicino al padre malato,
quella ferita che ti attraversa perchè se ti metti dalla parte delle vittime imprigionate sei in
prigione anche tu, e devi provare nella tua vita e nella tua storia il dolore personale che
attraversa troppi palestinesi che vengono interdetti nei movimenti, che non possono spostarsi,
bloccati da un muro, da una fence, da un check point che non ti lascia passare…
E il valico di
Rafah era ben più di un check point, ben pù di una barriera: la chiusura, il carcere, che teneva
dentro ottusamente, che escludeva…
(di Nicoletta Crocella
continua su: http://lists.peacelink.it/diritti/2011/04/msg00028.html )
Restiamo umani…
Non si può parlare di lui senza cominciare con la firma di tanti suoi post, del blog, nelle mail e su fb… Vittorio è diventato un appuntamento quotidiano, più volte al giorno
addirittura continuava la sua azione di testimone solidale, partecipe e presente alla vita dei palestinesi di Gaza, ancora subito prima di essere preso a morire il suo ultimo post dava la testimonianza di ciò che stava accadendo, dei quattro morti in un tunnel che permetteva l’approvvigionamento dei generi necessari alla sopravvivenza di Gaza.
Vittorio, puntuale, preciso,
determinato, mi aveva chiesto l’amicizia, come ha fatto con tanti nel suo continuo cercare di portare notizie e comunicazioni: una attenzione agli altri, a ciò che passava sulle bacheche di amiche ed amici, per individuare quell’altra persona,quell’altro nome da aggiungere, quel post da
condividere, quel commento.
Riusciva a restare umano, mantenendo un rapporto d’amore con i suoi familiari: tutti abbiamo condiviso con lui il dolore di non poter essere vicino al padre malato, quella ferita che ti attraversa perchè se ti metti dalla parte delle vittime imprigionate sei in
prigione anche tu, e devi provare nella tua vita e nella tua storia il dolore personale che attraversa troppi palestinesi che vengono interdetti nei movimenti, che non possono spostarsi, bloccati da un muro, da una fence, da un check point che non ti lascia passare…
E il valico di Rafah era ben più di un check point, ben pù di una barriera: la chiusura, il carcere, che teneva dentro ottusamente, che escludeva…
(di Nicoletta Crocella-continua su: http://lists.peacelink.it/diritti/2011/04/msg00028.html )
A Ventimiglia gli immigrati sono fermati nonostante il permesso di soggiorno, è o no una misura illegittima? cosa ne pensate?
L’Europa se non ha valenza politica non può funzionare. I soli interessi economici sono alla base degli egoismi che si esasperano nelle situazioni di emergenza.
Lory
Mi è impossibile credere che gli interessi economici occidentali nei paesi del Nord Africa/Libia e le guerre intestine nei Paesi africani in genere abbiano incontrato la cecità dell’Europa nei confronti delle conseguenze che stanno traslando una marea umana da quell’inferno che sono divenuti quei territori.
Forse non si tratta neppure di puro egoismo ma piuttosto di una volontà nello spingere in situazioni confusionali popoli disperati ed affamati in terre promesse che non promettono più nulla neppure ai propri abitanti autoctoni.
IGNORANZA? MALAFEDE? STRATEGIE DI MIGRAZIONE FORZATA?
Di fatto il problema si presenta oggi più grave che mai e non saranno certo i pochi mediatori culturali ad armonizzare una presunta integrazione lontano da un dialogo informato e da un controllo costante e mirato del territorio.
Neppure la liberalizzazione dei servizi di base non garantirà l’eventuale persuasione a non scappare dai loro paesi.
Negli Stati Uniti dove anche l’aria che si respira ha un costo elevato pena il vagabondaggio, l’immigrazione ghettizzata ha assunto numeri incontenibili e la xenofobia è aumentata in modo incontenibile.
Abbiamo laureati del terzo mondo che non vogliono più tornare a casa perchè nulla è stato fatto in quei paesi per renderli autonomi e privi di una corruzione nauseabonda.
Continuare a fornire armi e restare indifferenti davanti a pseudo dittature volute dai governi occidentali è la ricetta per far scoppiare una guerra interna all’Europa stessa.
Quei giovanotti nel pieno delle forze che sbarcano a migliaia sulle nostre coste aumenteranno sempre più.
Quelle donne che partoriscono su una barca saranno altro che ricordi di un passaggio epocale.
Dietro di loro lasciano morte e dolore. Davanti a loro la speranza di sopravvivere.
Davanti alla disperazione non si può non lavorare sulle cause.
Questa non è un’emergenza.
Siamo all’inizio di un lungo processi di migrazione di massa per ora neppure veloce.
Arriveranno da qualsiasi angolo e con qualsiasi mezzo spinti dalla volontà internazionale a non lavorare bene affinchè cessino questi flussi disperati e quindi incontenibili.
L’incompetenza dei “subordinati” è consona alle ragioni interne europee per una politica ad indirizzo di regime.
L’Europa trasuda regime in ogni governo e affinchè si rafforzi l’idea del “capo” occorre spingere i popoli all’insofferenza e al disagio cocio/economico.
Ci siamo. Dall’Ungheria un messaggio chiaro e una strizzatina d’occhio a chi vuole ritoccare la Costituzione…nè più e nè meno come ha già provveduto lei.
Vigili. Dobbiamo restare vigili.
Un caro saluto
Anna Rossi
Resp. Rel. Esterne ONERPO
il monito RESTIAMO UMANI DI Vittorio Arrigoni ci deve illuminare e il vento del cambiamento che si avverte all’esito elettorale ci deve incoraggiare verso nuove speranze.
Non tutto è negativo in ciò che succede. Si risorge sempre dopo il seppellimento degli ideali e dei corpi. Complimenti per il blog che ho visto per la prima volta. “Quelle donne che partoriscono su una barca saranno altro che ricordi di un passaggio epocale.
Dietro di loro lasciano morte e dolore. Davanti a loro la speranza di sopravvivere” : parole condivisibili con il cuore e con la mente.
Carla
HO VISTO UN UOMO ANNEGARE NELL’ALCOOL
NE HO VISTO UN ALTRO IMPAZZIRE DAL DOLORE
E UN ALTRO ANCORA LEVARE I PUGNI AL CIELO
HO VISTO UNA DONNA CARICARSI LA CROCE DI UN FIGLIO
NE HO VISTA UN’ALTRA DOVER LASCIARE LA SPERANZA
E UN’ALTRA ANCORA VENDERSI PER PAURA
PER OGNUNO DI LORO MILLE VOLTI SI SON GIRATI DALL’ALTRA PARTE
QUANDO LA LUNA LASCIA IL POSTO AL SOLE MILIONI DI CARCASSE UMANE SI CONSUMANO SOTTO I SUOI RAGGI
PER SANARE L’EGOISNO DEL MONDO ACCENDIAMO LA LUCE DI NOTTE
GUARDIAMO CON SOLIDARIETA’ E COMPASSIONE CHI NON CE LA FA
RESTIAMO PRESENTI AL DOLORE E RICONOSCIAMOLO.
Anna Rossi
Il presidente napolitano testimonia la sua preoccupazione per il ripetersi delle tragedie in mare: “Di fronte alla tragedia dei tanti immigrati inghiottiti dal mare, l’indifferenza è un rischio da scongiurare e per questo occorre reagire moralmente e politicamente….Se in qualche modo è istintiva l’assuefazione, è fatale anche che essa induca all’indifferenza? A me pare sia questa la soglia che non può e non deve essere varcata”.
Il capo dello Stato ha scritto al Corriere in risposta all’intervento del senatore Claudio Magris sulle pagine del quotidiano di sabato. “Lei ha spiegato con crudezza – scrive Napolitano a Magris – come miseria della condizione umana l’acconciarsi a convivere con quella che diviene orribile ‘cronaca consueta’. Ma se in qualche modo è istintiva l’assuefazione, è fatale anche che essa induca all’indifferenza? A me pare sia questa la soglia che non può e non deve essere varcata”.
Riconoscere il dolore, soffrire con chi non ce l’ha fatto è un distinto segno del nostro essere ancora umani, ed è l’impulso per continuare ad interessarci, essere fattivi in aiuto di chi ha bisogno.
carla
Sarebbe Pantelleria il posto più vicino al nord Africa, ma poiché i migranti non sbarcano, ma stanno in mare aspettando che qualcuno li aiuti a toccare terra (e anche gli scafisti stanno alla larga per prendere…il largo giustappunto) i più accoglienti e generosi sono i lampedusiani che nonostante tutto vanno in aiuto di questa povera gente, e quando non fanno in tempo la barca affonda con donne, bambini, famiglie intere… Se si aspettava l’aiuto di Malta i morti sarebbero cento volte di più. Merito e grazie al buon cuore dei nostri connazionai della mitica Lampedusa.
Michela
Michela condivido il tuo al punto 32.
metto l’articolo sugli emigranti dell’agenda Coscioni. ciao.
luisa
http://www.lucacoscioni.it/agendacoscioni/agenda-coscioni-27