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Il Project Finance senza controllo pubblico:
boomerang a scapito dei contribuenti
di Anna Rossi
Le truffe registrate a danno delle economie degli Stati Sovrani sono i risultati di architetture finanziarie che hanno scavato nel tempo un debito pubblico occultato nella contabilità di società di diritto privato ossia il cosiddetto “project financing”. Ma di cosa si tratta esattamente?
Il Project Finance (tecnica che rappresenta una sorta di “rivoluzione copernicana” nella cultura finanziaria italiana) si colloca nell’ambito di nozione di partenariato pubblico privato (PPP), una cooperazione che in Italia possiamo chiamare “autofinanziamento del progetto”.
Questa tecnica di finanziamento è alternativa al tradizionale finanziamento d’impresa.
Il finanziamento d’impresa ha per oggetto la valutazione dell’equilibrio economico-finanziario dell’impresa, e “il finanziatore” (solitamente una o più banche che valutano la richiesta d’impresa di finanziamento), eroga questo ultimo con garanzie reali o fideiussioni concesse all’impresa “oggetto del finanziamento stesso”. La finanza di progetto ha, invece, per oggetto la valutazione dell’equilibrio economico-finanziario di uno specifico progetto imprenditoriale legato ad un determinato investimento, giuridicamente ed economicamente indipendente dalle altre iniziative delle imprese che lo realizzano: il finanziatore finanzia una singola idea o progetto di investimento. L’attenzione dell’investitore nel Project Finance è focalizzata esclusivamente sulle caratteristiche dell’affare che viene prospettato e sulla sua capacità di rimborsare il finanziamento stesso.
In caso di insuccesso del progetto i finanziatori possono rivalersi sui beni del progetto o sui promotori (rivalsa limitata) dello stesso, a seconda di quanto pattuito.
Nella maggior parte dei paesi industrializzati (paesi ad estrazione anglosassone) la formula del Project Finance è utilizzata per la realizzazione di opere pubbliche infrastrutturali e da circa vent’anni anche l’Italia, dapprima restia per motivi culturali all’utilizzo del PF, utilizza questo strumento “utile”. Ecco che il nuovo modello di Stato meno gestore ed erogatore diretto di risorse e più regolatore si viene ad affermare in coerenza con le politiche economiche che non si realizzano più con la spesa pubblica.
Fin qui sembrerebbe tutto filare liscio come l’olio.
Peccato che solo una gestione efficiente e qualitativamente elevata (fase di gestione dell’opera) consente di generare i flussi di cassa necessari a rimborsare il debito e remunerare gli azionisti!
Non è il caso italiano. Se da una lato le Amministrazioni Pubbliche si sollevano, in tutto o in parte, dagli oneri relativi al finanziamento di un’opera infrastrutturale dall’altra si affida al settore privato la gestione dell’opera dimenticando quasi sempre la supervisione sulla qualità del servizio/prodotto e talvolta anche la pienezza dell’utilizzazione commerciale.
Quale mucca migliore da mungere di un pubblico che risponde degli “errori” del privato?
Queste imprese moderne, le cosiddette post fordiste, hanno una caratteristica fondamentale: non hanno più un legame con il territorio, attivano prestiti come società di diritto privato (es. Tab Spa e Infrastrutture Spa che sono società di proprietà pubblica) e li erogano con la garanzia totale del socio pubblico. Queste società private di proprietà pubblica grazie al comma 966 sono tenute fuori dalla contabilità nazionale e solo dopo anni ed anni il debito occultato nella contabilità salta fuori.
Naturalmente queste imprese sono presenti nel mercato nel momento in cui ci sono grandi opere da concretizzare e con determinate caratteristiche. Imprese virtuali che subappaltano tutto.
In un paese come l’Italia di opere inutili e di danaro pubblico sprecato la conta del disastro è sotto gli occhi di tutti ma colpevole di questa razzia è la classe dirigente italiana che in un silenzio tombale ha avallato ruberie indicibili.
I debiti del project financing o delle società di diritto privato di proprietà pubblica non figurano nel 120% del Pil eppure sono debito pubblico a tutti gli effetti che prima o poi emergerà esplodendo e travolgendo l’economia tutta.
L’adozione della logica del PF, essendo basata su criteri dinamici, prospettici e, fondamentalmente, reddituali-finanziari, può consentire a questo “tipo di aziende” di sfuggire a forme di razionamento del credito, aumentandone di fatto le possibilità di ricorso al mercato finanziario (Wynant, 1980).
L’Amministrazione Pubblica nel corso di questo ultimo ventennio è stata svuotata dei suoi migliori tecnici i quali avrebbero potuto valutare, a garanzia del pubblico e quindi dei cittadini, la ricaduta sullo sviluppo reale dell’investimento. La formula PF, correttamente applicata, avrebbe dovuto assicurare vantaggi in termini di efficienza in quanto il rispetto dei tempi di realizzazione e la corretta gestione dell’opera sono condizioni essenziali che il privato deve osservare al fine di conseguire quei flussi di cassa che pagano il debito contratto e non solo.
La supplenza del privato non è stata però di stimolo per la pubblica amministrazione italiana che ha abdicato completamente al proprio ruolo istituzionale grazie anche alle molteplici e complesse disposizioni legislative e alle lentezze burocratiche.
Per l’Italia la formula PF contiene elementi fisiologici d’incertezza e quindi di rischio.
Per concludere: quale formula migliore per svuotare le casse di un paese ricco sia nel pubblico che nel privato se non l’indebitamento occultato ad orologeria?
In questo processo di cambiamenti strutturali in cui la cultura di un paese rappresenta solo un muro da abbattere non c’è futuro per nessuno e come in tutti i big bang che si rispettano non resterà che ricominciare daccapo. Peccato! Pensate a quante energie sprecate e regalate a questi tristi signori del pianeta!
Anna Rossi
Docente di Business English
Facoltà di Scienze Sociali – Roma – Angelicum
Roma, 16 marzo 2012
I quasi 13 milioni di debito che gli italiani hanno dovuto accollarsi nascono dal fallimento del famigerato sistema del project finance promosso dall’ormai disciolta Infrastrutture Spa, azienda a capitale pubblico istituita nel 2002 su impulso dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il project financing, ossia la realizzazione di opere pubbliche senza (in teoria) oneri finanziari per la pubblica amministrazione, si è rivelata una bufala colossale.
livio
E’ ora di istituire una authority SERIA per regolare i monopoli pubblici e privati.
L’ENORME ammontare di profitti delle concessionarie è una vergogna rispetto ai ridicoli canoni concessori che si pagano allo Stato.
Si fanno troppi regali e chi regala con i soldi pubblici deve essere estromesso dall’incarico statale, e i suoi redditi e proprietà conosciuti dai contribuenti.
Riconfermo queste dichiarazioni del sito Informazione-contro. Parole di Ivan Cicconi: “bisogna fermarli prima possibile, perché questi apprendisti stregoni che vivono su queste opere inutili, sulla finanza che impoverisce tutti noi, su questi provvedimenti che tagliano e svendono i beni comuni e peggiorano la situazione e la vita reale dei più deboli, debbono essere fermati al più presto, perché sono degli apprendisti stregoni che vivono nei privilegi del presente ma non sanno assolutamente quello che sarà il nostro futuro”.
peggio il Project Finance o i tesorieri dei partiti?
a.
La collaborazione pubblico privato ha risultati di eccellenza, come per il mega cantiere a Terni per la realizzazione del project financing di Corso del Popolo. E’ un progetto guida considerato esemplare in campo nazionale, un avanzato piano di riconversione e qualificazione urbana. Il risultato dipende dall’onestà di chi realizza il progetto.
Annalisa
d’accordo,completamente,con Rossi e con te.
Ognuno (noi)deve recuperare il valore dei beni di consumo come beni di produzione e questi sono nella pienezza del dare avere(che abbiamo: cuore e ragione,piacere e mercato etcetera) .
Nella automaticità creata nel “prodotto”(fonte economica solo di l’oro) ecco perdere le ragioni del controllo e dei limiti.
Cioè noi, equilibio in fieri del mistero del divenire (della vita).
Alle radici da “rizzappare” ecco la nostra solidaRIETà D’INSIEME SINO AI LIMITI DELLA CONOSCENZA DEI VALORI.(arte poesia,come coltura per tutti come utopia di lavoro comune?)
Le donne hanno un compito importane oggi,più di ieri,per riportare equilibri di valutazione.
Finisco,grazie,quanto più la società,la polis,si organizza per il benessere per una parte di se,(quella logicamente materiale che batte alla porta per prima) tanto pèiù la “donna perde il suo valore e diviene chioccia di se e dei pulcini in allevamento da batteria.
Grazie Vanda ,organizziamo qualcosa e ti ringrazio per lìinvito che mi farai,diretto ,ad persa,anche attraverso un crescendo”rossi “niano.
Esaminare gli addendi per trovare le soluzioni,caso per caso,è compito da svolgere insieme.ciao.
giovanni
Un pericolo per la metropolitana di Roma
IL 1 MAGGIO, CI SARA’ IL PRIMO GRANDE SCIOPERO GENERALE MONDIALE CONTRO LA FINANZA E LE MULTINAZIONALI CHE STANNO AFFAMANDO I POPOLI PREPARIAMOCI ALL’ EVENTO CHE FARA’ TREMARE I GOVERNI DI TUTTO IL MONDO!
Vito
annamaria Says:
marzo 17th, 2012 at 22:36
peggio il Project Finance o i tesorieri dei partiti?
a.
Sono due realtà completamente diverse.
La tecnica del PI è particolarmente appettibile lì dove uno stato ha ricchezze da mettere in campo e quindi garantisce di suo. Questo pensiero malsano nasce dall’avidità umana mentre non dovrebbe essere una mungitrice se trasparenza, professionalità e tempismo progettuale fossero in sinergia fra loro.
I ladri sono sempre esistiti in tutte le situazioni e nella storia dei tempi.
Questo finanziamento pubblico dei partiti è folle. Per ogni elettore viene corrisposto circa il 400% in più di qualsiasi altro stato europeo.
Ecco che il portafoglio dei partiti si gonfia e che l’occasione fa l’uomo ladro.
In questa situazione i partiti e chi per loro non “pedalano” più e il business ingoia la politica e i nobili scopi per cui si è costituita.
Annalisa Torriani Says:
marzo 18th, 2012 at 11:25
Cara Annalisa,
la tecnica del PI è un’alternativa al rischio d’impresa e mezzo mondo ne fa uso.
Peccato che dove non vi è controllo ma danaro pubblico da mungere il PI ha finito per indebitare i cittadini spesso con opere inutili, mal costruite e prezzi gonfiati alla follia.
In un paese corrotto fino all’osso a chi va il latte della mucca? Il dubbio che mi sorge spontaneo è il seguente:
Perchè l’amministrazione pubblica deve tanti soldi alle imprese che non sono in bilancio?
Nel mentre il nostro pazzesco debito “37.000 euro a cittadino” è stato creato dall’evasione e auto blu?
No. I miliardi di euro dell’agenda debitoria sono stati creati dall’emorragia di grandi opere mai partite o da decenni ancora in corso a costi folli.
Nel mentre si preferisce il cemento i cittadini pagano e pagano e pagano e quando saranno finite anche tutte le loro ricchezze private e trafugato l’oro degli italiani saremo un campo di carne, umiliato e deriso e schiavo.
La classe politica è colpevole da decenni di connivenze inaudite. Mentre loro si parlano addosso la gente sembrerebbe dormiente di un topore preoccupante.
Svegliamoci!
La crisi finanziaria dell’agosto del 2007 ha causato la recessione e la crisi industriale seguita al fallimento di Lehman Brothers. A monte della crisi secondo chi se ne intende c’è la speculazione finanziaria e il riverente inchino che la politica fa da sempre al potente mondo finanziario, che a il bello e cattivo tempo.
nunzia
quando il fondo sara’ toccato e la crisi globale cambierà il volto del mondo…un nuovo uomo si affaccerà sul pianeta.
I mercati non possono dettare le leggi umane e se noi lo abbiamo permesso per ignoranza o malafede la sopravvivenza prenderà il sopravvento e farà pulizia di questo marciume.
Il sangue dei disoccupati che si tolgono la vita, degli imprenditori che falliscono coercitivamente, della povera gente che arranca nel buio, dell’universo femminile che si prostituisce sempre più come accade sempre nei momenti di crisi, dei gusti sessuali imposti dai media, dei sogni dei bambini traditi dagli orchi della depravazione…..tutto questo ha un prezzo. Tiriamo le somme e arrestiamo questa caduta libera verso il baratro.
il consenso che Monti ha avuto poteva essere giustificato dalla crisi. I sacrifici ce li chiedeva l’Europa, e mi interesserebbe sapere chi è questa europa che chiede i sacrifici, (quella delle banche che favorite nell’incamerare profitti e tassi bassissimi mentre alle imprese italiane viene negato il credito?). Tre mesi di esperimento palesano che i timori della gente sono fondati. non ci sono prospettive per giovani donne e bambini (categorie cosiddette deboli con cui si riempiono la bocca). Anche gli stati uniti stanno prendendo le distanze da la dittatura della BCE che ha ha cuore solo interessi di categoria. Il polverone alzato con l’articolo 18 è offuscamento della verità, si parla di licenziamenti e non licenziamenti e si sottace tutto il resto. è un gioco di ruoli però che non porterà niente di buono. la vedo brutta in tutti i sensi.
renato
Un vento nuovo dall’America Latina
di Alfonso Gianni
Mentre in Europa trionfa la logica dell’austerità e della liquidazione delle politiche di bilancio contenuta nel cosiddetto fiscal compact; mentre il nostro Senato si appresta a discutere in quarta e finale lettura l’introduzione in Costituzione del principio del pareggio di bilancio, che, se venisse approvata con la maggioranza dei due terzi, non potrebbe essere sottoposta a nessun referendum popolare; mentre non solo la sinistra moderata si schiera a favore della riduzione del debito a tappe forzate e inneggia all’autonomia della Bce dal potere politico, ma anche donne e uomini che si proclamano radicali corrono a firmare appelli, come quello italo-tedesco, che chiedono ai rispettivi parlamenti nazionali di ratificare in fretta quello che è una pietra tombale sulle loro residue possibilità di decisione in materia di politica economica; mentre quindi in Europa avviene un fenomeno all’apparenza strano, ovvero, per dirla con le parole del titolo dell’ultimo libro di Colin Crouch, “la strana non-morte del neoliberismo”, malgrado le evidenti bocciature subite dall’inizio di questa crisi; mentre tutto questo accade, dal Nuovo continente provengono voci nuove e affatto diverse.
Per sentirle bisogna spingersi ben più a Sud di Obama.
Per esempio in Argentina, ove un ramo del Parlamento ha già approvato un nuovo Regolamento Organico della banca centrale. Si tratta di una modifica importante e significativa. In sostanza viene cambiata la missione principale della Banca centrale argentina, che non consisterebbe più soltanto nel “preservare il valore della moneta”, ossia occuparsi della stabilità monetaria, ma diventerebbe quello ben più impegnativo di promuovere “lo sviluppo economico con la giustizia sociale, l’occupazione e la stabilità finanziaria”.
I modi con cui ciò avverrebbe necessitano di ulteriori discussioni e approfondimenti. Ed è soprattutto chiaro che bisogna tenere conto della storia economico-monetaria specifica dell’Argentina, soprattutto per quanto riguarda la famigerata parità dollaro-peso alla base della crisi del 2001 e dello shock che ne seguì. Ma, pur considerando tutte queste specificità e restando prudenti sul giudizio delle modalità ancora da definire con le quali il principio sarà implementato, è evidente che siamo ad una svolta di tipo epocale.
Crolla infatti uno dei mantra dell’ideologia neoliberista, ossia la autonomia della banca centrale, la sua assoluta dedizione alla stabilità monetaria, ovvero alla lotta all’inflazione, che ha minato nel profondo la sovranità in materia di politica economica degli Stati. E’ esattamente su questo principio che è fondata la Banca centrale europea e gli articoli del Trattato di Maastricht che ad essa si riferiscono, nonché gli ultimi aggiustamenti, come il già citato fiscal compact, che lo peggiorano.
Il percorso del provvedimento non è ancora ultimato. Si attende il responso del Senato argentino.
Non sappiamo ovviamente quanto questo servirà ad una rinegoziazione del debito con i paesi del “Club di Parigi” e quanto invece, la qual cosa sarebbe largamente preferibile, ad incrementare effettivamente un nuovo tipo di sviluppo interno. Ma mi pare chiaro che in America Latina le logiche keynesiane stanno conoscendo una nuova stagione.
Tanto più che questo non avviene in chiave nazionalistica e non è limitato a questo o a quel paese. Lo dimostra l’esperienza e il dibattito attorno al “Sucre”. Sucre è un acronimo perfetto. Indica il nome di uno dei più valorosi luogotenenti di Simon Bolivar, Antonio Josè de Sucre e allo stesso tempo racchiude le iniziali del Sistema unitario di pagamento a compensazione regionale. Il sucre, insomma, è una moneta virtuale non coniata, ovvero un’unità di conto per gli scambi internazionali, l’ultima incarnazione del celebre Bancor pensato, ma senza successo, da John Maynard Keynes ai tempi della Conferenza di Bretton Woods del 1944.
E’ stata adottata dai paesi dell’Alba (Alianza bolivariana para America Latina y el Caribe), l’alleanza che poggia le sue fondamenta su Venezuela, Cuba, Ecuador e Bolivia, più altri paesi minori, tra cui il Nicaragua, sorta in contrapposizione all’Alca voluta dagli Usa. In pratica funziona così – ha spiegato in un’intervista al Manifesto, Manuel Ceresal, docente a Caracas ascoltatissimo da Hugo Chavez – : se un importatore venezuelano paga la banca commerciale in bolivar, questi ritornano alla banca centrale; quest’ultima li cambia in sucre, poi li trasferisce via web alla banca centrale della Bolivia che li converte nella moneta nazionale con cui regola la transazione con l’esportatore boliviano.
Si noterà che il dollaro non compare mai in questi passaggi. E che il progetto intende combattere gli squilibri commerciali, puntando alla tendenziale parità tra esportazioni e importazioni. L’esatto contrario di quanto succede in Europa nel rapporto fra la Germania e gli altri paesi che invece si fonda esattamente sul surplus della prima e il deficit della bilancia dei pagamenti di tutti gli altri.
Infatti Manuel Ceresal non lesina critiche a come si è sviluppato il processo di unificazione europea, mettendo il dito proprio sul “volontarismo” dell’euro che avrebbe stordito l’Europa, ovvero la convinzione che l’unità monetaria in fondo bastasse come atto fondativo e che il resto sarebbe venuto da sé.
In effetti bastava, ma solo al capitale. Non certo al mondo del lavoro. E lo stiamo scontando amaramente.
ECCO A CHI PAGHIAMO LA SCORTA DA ANNI….ma non vi ribolle il sangue???????
Magdi Allam, sette siti web (che non esistono)
Alla all’inaugurazione della nuova sede a Milano
Magdi Cristiano Allam ha inaugurato a inizio marzo la nuova sede del suo “Io amo l’Italia” a Milano. Bella, a due passi da corso Buenos Aires. Nel programma ci sono la difesa della cristianità, di Israele e dell’identità nazionale. Obiettivo: politiche 2013.
All’ingresso del quartiere generale, sette targhette riportano i nomi di altrettante associazioni legate al movimento e, ispirate, of course, ai suoi valori. Tutte dotate di un sito web. O almeno così sta scritto. Peccato, però, che quei siti, a differenza del portale, non siano online. Di un paio, addirittura, il dominio non è nemmeno stato registrato. Tutte vetrine vuote. E, nel peggiore dei casi, inesistenti.
Salviamoicristiani.it e vivaisraele.it sono stati entrambi registrati a nome dell’eurodeputato il 3 agosto 2011. Visto che non sono attivi, se li cerchiamo siamo reindirizzati in automatico su ‘Io amo l’Italia’. Vincere-lapaura.it, invece, risulta ‘in costruzione’ ed è stato creato il 10 agosto 2011, mentre il 9 settembre è stata la volta di centroriformaetica.it o “Crei”, acronimo di “Centro per la Riforma Etica delle Istituzioni”. Anche in questo caso redirect sul sito del movimento, a cui si aggiunge il pdf del documento programmatico da scaricare. Situazione ancor più critica per altri due. Sono ambientevitale.it e italianiveri.it. Mai registrati. Insomma, il dominio non è stato mai comprato.
Poi c’è un ultimo sito, aiutoagliitaliani.it, anche questo “in costruzione”, registrato l’8 settembre 2011 da “Verità e Libertà”, una società di comunicazione a responsabilità limitata con sede allo stesso civico del movimento a Milano. Il socio di minoranza, proprietario del 10% con 1000 euro di capitale, è Giovanni Montingelli, contatto designato per la registrazione del sito. Nella sua biografia sul sito di ‘Io amo l’Italia’ leggiamo, tra le altre cose: ”Nato a Cerignola in provincia di Foggia nel 1977 è, tra gli altri, “membro dell’Azione Cattolica Italiana, vicepresidente del comitato cittadino Pubbliche Onoranze di Cerignola, Primo Assistente dell’Arciconfraternita Maria SS. Assunta in cielo”.
Bene. Giovedì 1 marzo è stata presentata la sede, oggi siamo al 29 e i siti non ci sono. Sarebbe ora di andare online. O, in alternativa, di togliere gli url dalle targhette all’ingresso.
da
IL FATTO QUOTIDIANO 30.03.2012
LA BOMBA DEGLI ESODATI:solo una delle tante.
A distanza di due anni l’informazione si sveglia e racconta un altro dramma che alimenta l’incertezza e il disagio di una fetta di lavoratori italiani. Dietro alle ristrutturazioni aziendali che mandano a casa i lavoratori, pur continuando a dare BONIS ai manager, c’è solo una verità: snellire la forza lavoro onerosa e “vecchia” e tagliare i costi anche contro qualsiasi politica sociale.
Una concertazione di intenti che si è scaraventata sui lavoratori. Una guerra di classe che non conosce ostacoli. Il mondo della finanza ha dichiarato guerra alla borghesia post-operaia.
Ha il coltello dalla parte del manico e sferra colpi ad altezza d’uomo. I dibattiti televisivi, noiosi e retorici, trasudano di incompetenza e malafede. Chiaro è il disegno che traccia la linea di intervento degli incapaci che sono al pannello di controllo del paese. La burocrazia è gonfia di se stessa e continua inarrestabile la sua corsa folle all’inseguimento dei malcapitati. Cambiare il volto di un paese gestito da piccole menti e da una malafede senza paragoni ha dell’impossibile.
Mentre la democrazia è stata sepolta già da un pezzo qualcuno è molto attivo nel tentativo di far credere che il morto non è morto ma solo malaticcio.
Questo capitalismo è morto. Separato dall’essere umano è un fattore dissociato nell’evoluzione globale umana. Il benessere non si calcola solo in termini materiali ma fa parte anche di quei beni intangibili che dovrebbero essere menzionati in tutti i bilanci sociali.
Alimentare ansie, disagi, drammi, suicidi…fa parte del gioco di squadra in cui i sacrifici umani sono l’elemento cardine per aumentare l’arrendevolezza delle persone.
Siamo in ritardo su tutto e giochiamo in anticipo solo nella fustigazione delle energie creatrici.
Paghiamo conti disordinatamente e teniamo duro nella speranza che solo il nostro orticello si salverà. Non funziona così. Non ci salveremo in questo mare di egoismo.
La casta va mandata a casa. Non c’è tempo per pensare al buono o al cattivo. Il sistema di cui si cibano ed in cui entrambe vivono è marcio, corrotto e schiavo di un intelligenza perversa che colonizza i popoli attraverso i crack finanziari.
L’Italia ha il suo oro e la sua forza aurifera deve essere azzerata. Abbiamo perso una guerra e il prezzo pagato è inimmaginabile ma l’usura che ci ha dilapidato non è ancora contenta e vuole strapparci le anime dal petto. Quanto ancora per cambiare treno?
anna rossi
IL MONDO ATTRAVERSO LA CRISI CI STA CHIEDENDO UN SALTO DI QUALITA’. DAL LIVELLO ANIMALE ANIMATO A QUELLO SEMPRE PIU’ PROSSIMO UMANO SPIRITUALE.
CONTINUARE A PARLARE PER LAMENTARSI NON SERVE E DELEGA GLI ALTRI DEL CORAGGIO CHE NON TROVIAMO PER UNIRCI NELLA VISIONE DI UN MONDO FUTURO FATTO DI MUTUA PARTECIPAZIONE.
FRA 20 ANNI IL 50% DELLE MANSIONI LAVORATIVE DI BASSA-MEDIA RICHIESTA NON ESISTERANNO PIU’. IN QUESTA INTERCAPEDINE DI CAMBIAMENTI CI SIAMO NOI TUTTI. CHI PUò FA IL “SACCO DI ROMA” CHI NON CAPISCE SUBISCE MA CHI COMPRENDE STUDIA, CRESCE, SI PREPARA PER IL FUTURO GIA’ DISEGNATO DI UN MONDO ORGANIZZATO. FORSE PAGHEREMO CON UN’ALTRA GUERRA L’AVIDITA’ DI CHI SFRUTTA QUESTO TEMPO E DI CHI NON COMPRENDE LA SPINTA EVOLUTIVA. IL PERICOLO ESISTE. STA A NOI E ALLE NOSTRE SCELTE ARGINARE I DANNI E MUOVERE VERSO IL CAMBIAMENTO.
BUONA PASQUA A TUTTI!
ANNA ROSSI
2012 febbraio – da pensiero a briglie sciolte
– Sono calcoli troppo complessi, non si riesce proprio a verificare se i parlamentari tedeschi guadagnano più degli italiani. E dire che ci hanno provato. Ah se ci hanno provato! Sono mesi che le tentano tutte, si impegnano, analizzano, elaborano, confrontano tabelle, incrociano dati, ma niente: è troppo difficile! Se non si riesce non si riesce, che dobbiamo fare? Cerchiamo di apprezzare lo stesso l’immane sforzo effettuato dalla Commissione Parlamentare incaricata (dubito gratuitamente) dell’ingrato compito. Un profano, completamente a digiuno di queste cose, sarebbe portato a risolvere la cosa in maniera sbrigativa nell’arco di 5 minuti di orologio: andando prima sul sito della Camera dei Deputati, poi sul sito della Deutscher Bundestag per verificare semplicemente quando guadagna un parlamentare tedesco (7.668 euro mensili) ed uno italiano (11.283 euro mensili + 3.500 euro di diaria). Ma sarebbe un calcolo approssimativo. Troppo approssimativo e superficiale. Sarebbe bello poter comparare tout-court i due dati. Magari inserendo nella comparazione anche il dato del “Congreso de los Diputados” di Spagna, i cui membri percepiscono “appena” 2.813 euro mensili. Ma sarebbero comunque calcoli troppo approssimativi. Niente da fare, su. Non si è potuto far altro che gettare la spugna.
– Eh sì, gira che ti rigira, sposta, tara, sottrai, metti solo alcune voci, elimina la diaria, considera solo il netto… niente, tutti gli sforzi sono risultati vani: alla fine il quoziente finale dava sempre gli italiani come meglio pagati!