Decisionista di coccio il ministro Brunetta. Ognuno ha la sua storia, e mettere Brunetta al ministero della Pubblica Amministrazione non credo sia stata un’idea felice, tuttavia gli accordi tra le coalizioni per permettere un governo ampio ci hanno dato questo risultato. La mentalità del ministro è piuttosto da commerciante, quel tipo vetusto di bottegaio che vuole vedere sott’occhi il lavoratore per controllarlo a vista e misurare magari anche i minuti che impiega per svolgere i suoi bisogni corporali. Chi ha lavorato in fabbrica e rammenta il “controllore di tempi e metodi” che con un cronometro misurava le assenze dalla postazione per andare al bagno, sa di che scrivo. Ebbene presumo che certe mentalità che dividono i lavoratori in due sole categorie: fannulloni e stakanovisti non  possa cambiare, o almeno fino ad oggi non sembrano poter cambiare; ecco perché se proprio si doveva dare un ministero a Forza Italia sarebbe stato meglio evitare Brunetta alla P. A. E non vale a nulla il sommovimento che sta nascendo intorno alla superbia del ministro che non vuole ammettere di aver sbagliato nella fretta di cancellare lo smart working, né valgono le proteste dei sindacati  i rimbrotti di chi di lavoro ne sa molto di più, per cultura e ricerca, come  il professor Domenico De Masi quando afferma: 7 milioni di italiani potrebbero telelavorare, l’INPS ha fatto dieci volte il lavoro di prima in smart working”.

Scrive il sociologo del lavoro prof. De Masi:Caduto il governo Conte, Renato Brunetta ha sostituito Fabiana Dadone al Ministero per la Pubblica Amministrazione e, qualche giorno dopo il suo insediamento, i componenti dell’Osservatorio sono stati riuniti per avviarne i lavori. e Dopo di che non sono stati mai più convocati, e il 29 aprile, senza ascoltarne il parere, Brunetta ha preso cinque decisioni, tutte insidiose per il futuro dell’innovazione organizzativa nella PA”.

Ma ahinoi ci dobbiamo tenere questo estremo rappresentante di antiche di mentalità ostili ai lavoratori, quando già più di 40 anni fa era musica quasi celestiale ascoltare Lectio magistralis di Alessandro Rovinetti l’inventore dell’ URP  che sin dal 1970, si era impegnato in una scommessa formidabile, quella di innovare la macchina della comunicazione pubblica nelle Amministrazioni, il quale spiegava pubblicamente che le sue impiegate in ufficio non avevano orari di ingresso né di uscita, arrivavano dopo aver portato i figli a scuola e svolgevano il loro lavoro sulla responsabilità, avendo un ruolo da svolgere, che poi perfettamente svolgevano essendogli grate per la fiducia. “Perché obbligare la persona timbrare il cartellino alle 7 in punto se poi, nel caso di chi è fannullone di propria natura, lo ritroviamo a dormire dentro l’armadio?”. Era questo una dei convincenti esempi del grande comunicatore Rovinetti. Ma qui adesso, il ministro Brunetta, che penso non ami la classe dei lavoratori della pubblica amministrazione, tantomeno credo che apprezzi la classe operaia,  che mai vorrebbe in paradiso (forse considera un immeritato pazzesco paradiso il lavoro svolto da casa), in maniera tafazzista, mentre accresce l’andirivieni sui mezzi  pubblici, incentiva l’uso dell’automobile e lo smog, non certo aumenta la produttività degli uffici, e quel che è peggio fa un gran favore ai virus Delta o Omicron i quali sentitamente ringraziano.  

In tempi in cui Molte aziende stanno chiedendo ai dipendenti di non tornare in ufficio subito dopo le vacanze, e contemporaneamente i governi europei come Francia e Belgio, decidono di obbligare sia i lavoratori che gli imprenditori allo smart working, il ministro Brunetta imperterrito va a sbattere contro la propria cocciutaggine.

Ma qualcuno, oltre a tanti esponenti della società civile, della cultura, degli enti pubblici, qualcuno nel governo glielo farà capire che sbaglia? Per esempio il premier Mario Draghi o  l’efficientissimo ministro Roberto Speranza, o meglio uno di loro stessi, qualcuno di Forza Italia che abbia un sussulto di concretezza aprendo gli occhi sulla realtà?. Sappia comunque chi non lo fa che è complice per ogni ammalato in più che prende il Covid perché costretto a recarsi in ufficio ogni giorno.  Sapranno gli esperti di economia quantificare il danno, se non propriamente in valore della vita umana, in entità di perdita economica?

Wanda Montanelli

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