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SCUOLA TELEVISIVA DI VIOLENZA E METODOLOGIA DEL DISPREZZO

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Come nella sindrome del maiale selvatico dei gururumba gli impulsi distruttivi giustificano la brutalit√† percepita come l’essere ‚Äėposseduti’ da forze esterne

Il tab√Ļ √® un luogo inavvicinabile, un divieto sacrale che ci tiene al di fuori da un territorio segreto. Trovarsi a giusta distanza da zone buie dell’esistenza pu√≤ essere salutare. Si √® voluto per√≤ rompere il divieto per permettere agli umani di entrare dovunque anche nei peggiori sogni di brutalit√† e mai concepita virulenza contro i propri simili a livello cosciente. L’immagine rivelata attraverso il mezzo pi√Ļ comune di divulgazione del sogno (cinema e tv) ha rotto il velo sotto al quale la infinita sequela delle possibili crudelt√† umane restava sconosciuta. La scuola di violenza delle immagini mostrate agli uomini a partire dall’infanzia ha avuto ospitalit√† nei media di pronta fruizione, nel video che come un caminetto raccoglie intorno a s√© il nucleo della famiglia, oppure il telespettatore single con patatine e sandwich per cena. E’ forse ripetitivo citare il saggio di Popper e Condry sulla cattiveria di quella maestra bugiarda e inaffidabile che appioppa ai bambini scene di violenza alternate a pubblicit√† di giocattoli, o improbabili animali canterini. Si conferma con l’assuefazione al ‚Äėmedium’ anche una fase di “abituazione” ad un paradigma composto da modalit√† di sopraffazione inevitabile quanto quotidiana, senza che si spieghino i motivi della violenza. Come nella morfologia della Fiaba di Vladimir Propp dove le storie da lui studiate presentano vicende diverse ma seguono uno schema narrativo sempre uguale; e non si capisce, se non per il pedissequo conformarsi allo schema, come mai ad esempio la matrigna e le pessime sorellastre infieriscono cos√¨ tanto su Cenerentola. Altro, dalla fiaba scritta e narrata, √® invece la esposizione televisiva dove un giorno √® iniziata la scuola di violenza. Metodologia dei vari sistemi di uccisione dell’essere umano, uomo o donna che siano, seguendo anche qui schemi uguali ma sempre pi√Ļ sofisticati nell’espletamento del dettaglio sanguinolento. Scuola di alta macelleria sulle infinite modalit√† di profanazione del corpo allo scopo di mostrare la brutalit√† gratuita in sempre differenti circostanze di perpetrarla. E il corpo diventa povera cosa, meno che nulla, nelle mani dell’omicida che senza conati di vomito pu√≤ fare a pezzi un altro essere come lui umano. Per chi √® cresciuto con i telefilm di Rin Tin Tin , e i fumetti del Grande Blek e Donald Duck, il massimo della sopportabilit√† pu√≤ essere Psycho di Hitchcock , ancora censurabile per la fase dell’accoltellamento. Se non si riesce a guardare oltre perch√© dotati di sano rispetto dell’integrit√† del corpo √® giusto che sia cos√¨. L’area tab√Ļ deve esistere. Se l’inconscio ne eleva intenzionalmente i confini manifestando sentimenti di ripulsa, di paura, o di disgusto di fronte a immagini in cui si rompe non solo l’integrit√† del corpo, ma anche il sentimento di rispetto che ad ogni corpo √® dovuto, siamo dentro le regole morali. Se invece si resta impassibili di fronte ad dolore e alla crudelt√† c’√® da farsi qualche domanda. E’ inquietante restare freddi come lo √® provare piacere sadico. Ma andiamo pi√Ļ in l√† e domandiamoci che tipo di emozioni provano i protagonisti di cattiverie, atti di bullismo, o azioni che non hanno nemmeno la minima motivazione per essere stati compiuti. Che facevano alle quattro di mattina ancora per strada quei ragazzi che hanno bruciato un uomo di nazionalit√† indiana? Il vuoto delle loro esistenze senza capo e senza coda √® come un contenitore mai riempito di principi. Li immagino abbandonati a se stessi davanti al video della tv o della playstation, con l’unico compito, in lunghe ore della loro giornata, di cercare di non annoiarsi. Senza doveri precisi e “consegne” per meritarsi pane companatico e accessori. Si annoiavano i ragazzi. “Non √® razzismo – hanno tenuto a spiegare gli inquirenti – ma che significa? Vuol essere per caso una giustificazione? La salvezza nel vuoto a perdere? Assurdit√† nell’assurdit√†. Peccato che nessuno abbia insegnato loro sin dall’infanzia che il modo migliore per non annoiarsi √® essere utili agli altri e a se stessi. Impegnarsi. Se il giorno dopo quei malvagi avessero avuto l’obbligo di recarsi a scuola o a lavorare sarebbero andati a letto alcune ore prima senza far danni in giro. Invece hanno usato un uomo come diversivo alla loro inutile vita. Senza principi, n√© ideologie, n√© educazione alcuna. Chi non crede nella sacralit√† della vita umana, pi√Ļ semplicemente dovrebbe concepire il senso di inviolabilit√† del corpo. Per un sana conoscenza della chimica dei corpi, o una minima cognizione scientifica su come √® l’uomo, quante cellule diverse ha, il dna che lo compone, la meraviglia matematica dell’intelligenza che lo costruisce e muove. L’indiano fatto bruciare da questi alieni nostrani cresciuti a pane e nutella consumato mentre in video si esibivano apologie di stupri e trafitture di membra √® una persona unica e irripetibile e mai nessuno, fosse anche l’uomo pi√Ļ potente del mondo, potr√† rimediare al male che gli √® stato fatto. Non √® stato ben spiegato ai violenti che la vita non √® un supporto digitale o un film di celluloide che possa essere riavvolto. Determinate cellule epiteliali, di una persona che si chiama Sing Navte ed ha un Dna, un colore, uno status e una storia, a meno che non si faccia un clone, “non sono ripetibili”. Un doppione, un clone poi non sarebbe altro che un involucro-fotocopia privo dello stesso senso compiuto. Nessuno ha insegnato loro che la vita √® spietata e che il rovesciamento di marcia delle cattive azioni non si pu√≤ fare come nei videogiochi. In questo hanno fallito le pi√Ļ importanti agenzie educative come scuola e famiglia. Di contro √® dall’istruzione di violenza della tv generalista-generalizzante che fioriscono soggetti feroci quanto poco intelligenti nell’incapacit√† di mediare gli input ricevuti. Va riconosciuta a tali soggetti l’appartenenza ad un ruolo sociale che √® uno schema comportamentale tipico, osservabile in un contesto di sottospecie umana cos√¨ esaltata in filmati di infima qualit√† da restare nell’immaginario. Un modello da riprodurre. Come gli schemi della fiaba che non spiegano i motivi, ma giustificano la brutalit√† perch√© appresa e assimilata quali automi piuttosto che esseri dotati di discernimento. Scegliamo per√≤: o ammettiamo di avere segatura nella testa o ci assumiamo la responsabilit√† delle nostre azioni. La sociologia trova sempre una causa scatenante e giustificante. L’analisi psicologica* spiega piuttosto come in questi casi “Il modello sociale che questi soggetti vogliono dare nella rappresentazione di s√© autorizza condotte altrimenti inaccettabili e sfrutta il carattere passivo normalmente attribuito alle forti emozioni aggressive, al fine di sottrarsi alla responsabilit√† per l’azione compiuta”. L’individuo si ‚Äėdisappropria’ cos√¨ dell’azione, e lo stato emozionale vissuto come un evento oggettivo e non soggettivo, cio√® una cosa che non √® prodotta dalla mente ma che ‚Äėcapita’, porta a commettere nefandezze. Si costituisce perci√≤ un’attenuante che potremmo comparare a quella dei gururumba della Nuova Guinea e al forte impulso detto “sindrome del maiale selvatico” (ahaDe idzi Be) che induce a comportarsi come suini rabbiosi e aggirarsi furibondi aggredendo gli astanti, facendo man bassa di oggetti anche di poco valore e devastando i luoghi. A questo proposito si pu√≤ rilevare come sia singolare l’ipotesi che possa costituire un’attenuante, nei casi di violenza, l’uso di sostanze psicotiche, droghe o alcool quando tale uso non sia preordinato alla commissione del reato. Poich√© chi va in giro sotto l’effetto di sostanze stupefacenti ha in preventivo la possibilit√† di gesti incontrollati, questo dovrebbe costituire semmai un’aggravante. Perch√© un conto √® ubriacarsi o drogarsi dentro le mura della propria abitazione, un conto √® farlo per poi andare per strada a espletare esercizio di violenza. E’ evidente nel secondo caso il comportamento antisociale unito al disprezzo assoluto della vita altrui. Ho scritto di violenza in senso generale. Quella che tanto imperversa in questi tempi √® la violenza contro le donne. Se ne parla, si fanno convegni, manifestazioni e incontri come quelle dell’Udi che con un numero elevatissimo di donne riunite in associazioni ha messo in cantiere un anno intero di percorsi ed eventi.. La “Staffetta delle donne contro la violenza” √® visibile in questi siti: http://www.udinazionale.org/; http://www.onerpo.it/tutte-le-notizie/87-udi-onerpo-e-affi-insieme-l8-marzo-per-la-staffetta-contro-la-violenza.html . La legge contro lo stalking, i comportamenti talvolta prevedibili degli stalker sono tuttavia un capitolo da conoscere capire e indagare bene. Ad un prossimo appuntamento qui sul blog ne vedremo insieme gli aspetti critici e le soluzioni anche di altri Paesi. 5 febbraio 2009, Wanda Montanelli *M. Marraffa, Ian Hacking, P.L. Newman, P. Ekman

LA QUESTIONE IMMORALE

Anche le api nel loro piccolo si sono rotte… Brutto segno! Dire “piccolo” √® un azzardo. Il piccolo per le api non esiste. Faccio un uso spigliato del sottotitolo, e mi pento gi√† mentre scivolo su mezzi spiccioli di comunicazione per attenuare la gravit√† dell’argomento e rendere facile la lettura. Le api sono grandiose. La questione “immorale” ci lascia afflitti. Dalla Campania all’Abruzzo, dalla Toscana alla Calabria, alla Basilicata, assistiamo a nuove tangentopoli nelle nostre esasperate esistenze e ci domandiamo se c’√® un legame tra le mazzette di tangentopoli vecchie e nuove e la moria di api. Il nesso √® nel lasciare il mondo affidato a energumeni brutali e moralmente guasti. La sensibilit√† manca, l’equilibrio e il rispetto sono assenti. Persiste invece – di tali insaziabili incettatori – il procedere come pachidermi su cristalli di Boemia calpestando tutto, distruggendo e dissipando pezzi di esistenza dell’umanit√† per soddisfare l’egoismo delle vite arroganti che raccolgono benefici momentanei senza dare nulla al futuro di tutti. Gravemente minacciate dalle onde elettromagnetiche dei nostri cellulari le api rifiutano di rientrare negli alveari se nei paraggi vengono piazzati ripetitori o congegni elettromagnetici. L’informazione data da alcuni studiosi tedeschi dell’Universit√† di Landau spiega che il loro sistema di navigazione √® sconvolto al punto che non riescono pi√Ļ a trovare la strada per le arnie. Chi era a dire : “Se le api dovessero scomparire, al genere umano resterebbero cinque anni di vita?” Einstein?. Vediamo i dati. L’APAT (Agenzia Per la protezione dell’Ambiente e i servizi Tecnici) informa che nel solo 2007 il numero delle api in Italia si √® dimezzato. In Europa c’√® una perdita tra il 30 e il 50% , e negli Stati Uniti nel fenomeno da spopolamento detto Ccd (Colony collapse disorder) si arriva fino al 60-70%. Concorrono alla sparizione delle api l’inquinamento atmosferico, gli insetticidi, la scarsit√† d’acqua, i cambiamenti climatici, l’elettromagnetismo e gli ogm. I devastatori, gli scellerati che a tutto questo non hanno badato nella corsa all’accaparramento di potere e denaro sono ancora nella fase del doverci pensare e capire se √® vero che bisogna correre ai ripari prima che inizi l’era disgraziata in cui una dopo l’altra le calamit√† siano irreparabili. All’estero come da noi non pare che ancora si sia presa coscienza del dover decidersi – e di corsa – di cambiare registro. In Italia, nei programmi dei due poli non si vede un progetto di moralizzazione di ambiente e politica. E’ altro quello di cui sembrano preoccuparsi i leader dei partiti da destra a manca. Dichiarazioni e chiacchiere sul potere, giochi di correnti, esame sulla questione morale vista come possibilit√† di trovare un capro espiatorio e andare avanti alla stessa maniera. E mentre discutono la nave va a picco come sul Titanic nell’ultima suonata dell’orchestra. Il segnale √® brutto. Le api sparite sono un punto di quasi non ritorno e il mondo naturale ridotto cos√¨ male si arrender√† prima o poi all’autodistruzione in cui ci stiamo accanendo. Cosa pu√≤ farci tornare la speranza se non un vero cambiamento? Una trasformazione da imporre come dovere improcrastinabile a soggetti nuovi, che si attivino a comporre gli scomposti, disintossicare i contaminati, sanare intere aree malsane. Sistemi e progetti che agiscano come i minuscoli sensori (nanonasi) trovati dagli scienziati del Massachusetts Institute of Technology (Mit), e descritti sulla rivista Nature Nanotechnology. Sono nanotubi di carbonio che una volta entrati nella cellula vivente avvolgono il Dna e si legano ad agenti che danneggiano il materiale genetico. Cambiano il colore della luce emessa dalla tossina presente nella cellula e assicurano che i farmaci stiano combattendo il tumore distruggendo il dna malvagio. La loro funzione √® di “segnalazione” visiva dell’elemento nocivo e di “riparazione”. Affidandosi alla scienza e sapendo esattamente che cosa l’intelligenza umana pu√≤ dare o togliere ci si libera da chi nuoce? Certamente s√¨ se la scienza √® applicata con metodo e appresa nelle prerogative di ogni campo influente nell’esistenza umana, tra cui la “scienza politica” vista come premessa ai piani decisionali dei programmi governativi. Ma al metodo scientifico di trasformazione o riparazione del mondo va sommato il sistema delle conoscenze, fattori culturali che devono precorrere le decisioni e dare buoni livelli di informazione in corso d’opera. Ci√≤ a dire che le decisioni che incidono nella vita di ognuno non devono cadere dall’alto, n√© passare lontane e sconosciute. La Comunicazione strettamente connessa a risultati di consenso √® ormai presente nelle progettualit√† della politica, dell’economia, e dell’imprenditoria, fino al punto di accettare ormai di avere ragione o torto a seconda di come l’informazione √® presentata al pubblico. Ben sa di questa importanza il giornalista che ha lanciato le sue scarpe al Presidente Bush e per farlo ha cercato il momento il cui, per rischiando la sua incolumit√† personale, sapeva che avrebbe avuto ragione del suo gesto. Perch√© il mondo lo guardava. Il balzo del Presidente per evitare le scarpe √® considerata un’eccellente performance da cowboy e George W. Bush ironizzando ha affermato di aver visto solo “un bel paio di 44”. Ha detto poi ai giornalisti – spostandosi sull'”Airforce one”da Bagdad a Kabul per andare dal presidente Hamid Karzai – di non aver capito nulla di quel che urlava lo scatenato Muntazer al Zaiti. Il giornalista di Al Baghdadia (tv satellitare di opposizione del Cairo) ha oggi un braccio rotto, le costole fratturate, e lesioni a un occhio. Il fratello Dourgham ha dichiarato che Muntazer √® rinchiuso in una cella di massima sicurezza all’interno della cosiddetta Zona Verde, il complesso super-fortificato del quartier generale della coalizione multinazionale guidata dagli Usa e dal governo iracheno. Il reporter sciita √® per√≤ diventato un eroe non solo degli iracheni, ma di tutto il mondo arabo. In Libia la figlia di Gheddafi gli ha promesso un premio e i giornalisti tunisini hanno chiesto la sua immediata liberazione. Ma torniamo in Italia e guardiamo a noi. La politica appassiona di meno. Gli astenuti aumentano e la gente ormai non distingue tra destra e sinistra sopraffatta dalla nausea di queste nuove ruberie: Il petrolio lucano con danni ai cittadini e all’ambiente, gli appalti nel comune di Napoli, gli arresti di Pescara. E la punta dell’ Iceberg che emerge lascia intuire che cosa c’√® sott’acqua di enormemente corrotto e diffuso. Che fare? Dove trovare pulizia morale e sana politica? Una domanda emerge naturale. Quante donne sono implicate in questa corruzione? Tra i nomi di assessori indagati, amministratori con le mani in pasta, o capibastone infiltrati nelle fila dei partiti, di donne non se ne vede l’ombra. Bella scoperta si potrebbe obiettare. Non avendo il potere – le donne – non possono rubare. Eppure qualche donna in posti strategici c’√©. Non affiora mai il nome di una donna nelle storie di tangenti e corruzione. N√© nella prima, n√© in quest’ultima tangentopoli. Che pensare? Ha ragione Andrew Samuels? Lo spirito di empatia delle donne salver√† il mondo? O invece il Potere sar√† sempre nei pugni chiusi di uomini accentratori? “Difficile non vederlo come una creazione dell’√©lite maschile, che trova il massimo piacere nel gestirlo e soprattutto nell’usurparlo..” scrive Mino Vianello – riguardo al potere – sul libro elaborato con Elena Caramazza “Genere Spazio Potere, Verso una societ√† post-maschilista”. Quando avremo la forza e la volont√† di cacciare i corrotti a pedate? Non scarpe, non bombe, non tranelli. Ma come i nanonasi indicatori di cellule dovremmo entrare nei nuclei del sistema politico, istituzionale, economico e “lanciare segnali di allarme” per mandare via le unit√† nocive del sistema sociale corrotto. Il tab√Ļ √® duro da vincere. La partecipazione delle donne alla politica √® vista come un’anomalia da combattere. Questione di paura? Convinzione che certi giochi di profitto con noi non funzionano? Complesso di colpa? Cosa? Cosa √® che fa ergere mura altissime contro le donne? Non solo dal mondo del potere politico. Non soltanto. Il complesso meccanismo della comunicazione – che avrebbe una missione di partecipazione sociale da svolgere – ha rinunciato alla funzione di grimaldello delle casseforti in cui √® chiuso il potere fine a se stesso. Quasi fosse un tab√Ļ non se ne parla, anche quando argomenti sul tappeto ce se sarebbero molti per affrontare il problema dal punto di vista politico, sociale, morale, antropologico. L’occasione pi√Ļ volte offerta da una causa civile in corso (unica nel suo genere) che si appella al giudice per discriminazione femminile supportata da centinaia di documenti, 9 tomi e 170 testimoni – tra cui diversi parlamentari indicati come persone a conoscenza dei fatti – non viene accolta e indagata. Quasi vi fosse un divieto tacito o un freno culturale non viene analizzato dai nessuno dei Talk-show o programmi di analisi politica. Si potrebbe parlare dell’annoso problema dei rimborsi elettorali, che – documenti alla mano – non tornano nella quadratura del bilancio delle azioni positive per promuovere la partecipazione attiva delle donne alla politica. Si potrebbero approfondire questo ed altri aspetti. Ma nessuno si impegna. Questione di paura di toccare un argomento tab√Ļ? Chi ha paura di che cosa? Di chi? Vogliamo essere generosi e credere si tratti di un fattore culturale… Per√≤ se anche il Dalai Lama ha superato il divieto sacrale nei confronti delle donne cosa si attende? Che un grande fratello dia il beneplacito? Il Dalai Lama dice – in risposta a una domanda fatta da Vanity Fair – perch√© no? “Se la forma femminile sar√† pi√Ļ utile, il Dalai Lama sar√† donna”. Pourquoi pas? dicono i francesi per dire s√¨. Il XIV Dalai Lama, l’Oceano di Saggezza, ha capito quale √® l’aria che si respirer√† nel futuro √® ha detto Perch√© no? L’eremita delle montagne innevate del Tibet non ha chiuso fuori le donne. Dichiara che la reincarnazione femminile √® la pi√Ļ alta perch√© in questo mondo di orrori e prevaricazioni, potrebbe essere pi√Ļ utile che parole di tolleranza e di pace, sgorgassero dalla bocca di una donna. Si avverte il desiderio di rinascita spirituale, di affrancamento dal un rozzo materialismo attraverso una rivoluzione risoluta e dolce. Ferma e consapevole di dover dire tanti no e somministrare la medicina amara della cura radicale. Ma perch√© avvenga i mezzi di comunicazione di massa devono incominciare a fare con convinzione la parte loro. Solo pochi fino ad oggi hanno dato ascolto alle lotte contro la discriminazione agite anche attraverso lo sciopero della fame, oltre che con la chiamata in giudizio di Antonio Di Pietro. Ringraziamo tutti – a partire dalla stampa estera e spagnola in special modo – le agenzie e i quotidiani che si fa presto a trovare perch√© sono in questo blog. Ringraziamo tutti i blog e siti che ci hanno dato spazio e che digitando su Google il nome di chi scrive si leggono ancora, tranne quelli censurati dalla presidenza del partito in questione. Segnaliamo uno spiraglio di intelligenza politica. Di due giorni fa l’articolo di Liberazione scritto da Antonella Marrone “DISCRIMINARE LE DONNE E’ UNA QUESTIONE MORALE O NO?” dove, cogliendo un lancio di agenzia Agi, si suggerisce di mettere in primo piano la “Questione femminile” dato che la immoralit√† diffusa non porta nomi di donne. Vogliamo parlarne tutti insieme appassionatamente? Io non ho paura. 21 dicembre 2008 ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†¬† Wanda Montanelli

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