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LA PAROLA “LIBERAMENTE” STRIDE CON IL CONTESTO DELLA VICENDA DI SILVIA

Liberamente cosa? Liberamente Silvia avrebbe scelto di convertirsi all’Islam?

Qui non è in discussione il diritto di ognuno di noi di scegliere di convertirsi, abiurare, cambiare il proprio credo religioso o decidere di essere agnostico. È il termine “liberamente” che contrasta con l’analisi degli eventi, dato che conosciamo tutti la vicenda di Silvia, abbiamo empaticamente partecipato all’angoscia della famiglia, allo stupore e la frustrazione dell’organizzazione che si è vista privare di una propria convinta attivista dei diritti umani, ed abbiamo tremato come donne che si occupano di pari opportunità e di tutela del femminile, nell’immaginare il pericolo in cui la cooperante Silvia Romano si è trovata dopo il rapimento.

Le donne trattate dai terroristi con attenzione senza calpestare i loro diritti?

Secondo le immediate dichiarazioni pubblicate da esperti psicologi interpellati sul caso non si tratterebbe di Sindrome di Stoccolma che potrebbe dare una connotazione plausibile e forse risolvibile nel tempo, attraverso appropriate cure come rinforzo psicologico,  analisi e deprogrammazione. Immagino che ci sia dell’altro purtroppo, e il timore è che Silvia non sia ancora stata “veramente” liberata, e sia tuttora allacciata a qualcosa o qualcuno con una sorta di cordone ombelicale che la tiene ancorata ai luoghi dei “padroni” della sua esistenza; coloro i quali quando lei ha chiesto un libro le hanno portato l’unico ammissibile da leggere. Non tre libri, – per esempio: il Corano, il Vangelo e magari un testo sul buddismo del Dalai Lama, ma un solo libro. Questa univocità del pensiero tutto può essere fuorché libertà. Questa idea ci allarma come donne che hanno combattuto per l’emancipazione femminile, e ci rabbuia nel timore di perdere – con un caso esemplare così mediaticamente esteso – le prerogative di vera liberazione in cui crediamo.

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La profezia che si auto-avvera dei menagramo di regime

Lo notano tutti, sono ansiosi, esagitati, nervosi. Tolgono la parola al competitore verbale nei talk show, ripetono il mantra “ecco adesso lo spread sale, la borsa scende, l’Europa ci mazzola …” E se Moscovici dichiara riguardo al Def: “Allo stato attuale non c’è interesse ad aprire una crisi, e nemmeno a far partire una procedura che porti a sanzioni”, l’ex ministro Padoan dichiara in tv: “l’Europa ci punirà. Il rischio di procedure d’infrazione mi sembra inevitabile”.

Ma insomma, che modi sono? che fa Pier Carlo Padoan l’amico del giaguaro?”. Invece di tifare per il bene degli italiani porta iella? o come si dice comunemente “sparge la voce”?

In Teoria della Comunicazione questa modalità di esternare è definita “profezia autoavverante”, o profezia che si autoadempie. Dal teorema Self Fulfilling Prophecy, di W. I. Thomas, descritto nel libro di Robert K. Merton nel 1948. È un metodo persuasivo molto usato in politica e in economia. Spesso funziona. La profezia che si auto-adempie ha inizio con una supposizione, infondata, che si realizza solo per il fatto di essere stata detta, reiterata e quindi creduta dalle masse e dagli stessi soggetti che poi la avverano. Di esempi ne esistono a centinaia, purtroppo anche in relazione alla diffusione del crimine e del terrorismo. In questa circostanza parliamo di economia e tra i casi più famosi e antichi c’è quello della Last National Bank fallita nel 1932 quando i clienti – per delle supposizioni –  si convinsero che sarebbe fallita; agirono di conseguenza ritirando tutti i loro risparmi, e la banca fallì davvero.

Sulla stessa gamma di preannunci negativi si ascrivono le dichiarazioni di Maurizio Martina che dice: “Quella del governo Lega-Cinque Stelle è un’ingiustizia che si abbatterà prima di tutto sui giovani!”. 

Mamma mia! mancano le cavallette e il terremoto sullo stile dei Blues Brothers

Potrei citare decine di dichiarazioni, da parte di politici, giornalisti, conduttori televisivi che per contrastare l’onda d’urto di un governo favorito dalla gente, non sa far altro che desiderare il peggio per tutti. Ma insomma siamo italiani o no?

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