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SESSO FORTE A PECHINO PER LE OLIMPIADI 2008: AUSPICI PER IL NUOVO CORSO IN SOCIETA’

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Grazie a Valentina Vezzali, Giulia Quintavalle, Federica Pellegrini, Tai Aguero Emozioni per il medagliere gonfio delle azzurre rosa. Ancora una volta i colori per distinguere ma è solo per non ripetere le parole donna e uomo che nulla aggiungono o tolgono al valore individuale. Si voleva che gli atleti rinunciassero a Pechino. Rispettiamo tutti i pareri, ma giustamente l’inerzia della politica in tema di diritti umani non deve ripercuotersi sul mondo sportivo. A ognuno il suo compito. Quello degli atleti è di dimostrare il valore dell’impegno e portare a casa il risultato. Meno male che il medagliere è anche d’oro in questa umida estate dalle cattive notizie. La crisi giorgiana con l’occupazione di Gori da parte delle forze armate russe, il clima da guerra fredda tra Mosca e Washington che si ripete come nel passato; Bush, che chiede a Mosca di fermare l’escalation di violenza drammatica e brutale, e Putin che non ne vuol sapere Il premier Berlusconi parla con lui dalla Sardegna per convincerlo ad accettare la proposta di ritiro dalla Georgia formulata dal G7. Questa crisi è la più grave tra Russia e Stati Uniti dalla fine della Guerra Fredda ad oggi. Ma questioni più quotidiane ci danno pensiero in un paese del precariato vissuto erroneamente come ormai ineluttabile, mentre è errore e concausa della crisi economica. Capire che l’investimento sul futuro di ogni lavoratore è il motore principale del rilancio di acquisti e produzione è a questo punto fondamentale, perché se pure è vero che nel nostro Paese c’è una percentuale di vendita di telefonini al primo posto in Europa, è altrettanto vero che l’effimero che costa mezzo stipendio da precario gratifica quel tanto che basta per giustificare il fatto che si lavori. Nel tema di solitudine e incomunicabilità caro a Pavese il Lavoro che stanca e l’alienazione sono concetti esistenziali di sofferenza in cui è arduo il compito di capire e aiutare. La diretta conseguenza della crisi al precariato e al precipitarsi del potere di acquisto nella maggioranza degli italiani non è invece un concetto filosofico di difficile comprensione. La globalizzazione degli stipendi ha fatto sì che si globalizzasse la povertà. Invece di avvicinare il terzo mondo a noi, ci stiamo avvicinando noi ai loro livelli di paghe al minimo, ricatti sui posti di lavoro, e quel che è più tragico, all’altissima percentuale di morti nei cantieri. Contro lo stillicidio delle morti bianche le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm dei lavoratori metalmeccanici proclamano scioperi e proteste Di fronte al ripetersi delle tragedie, il presidente della Repubblica Napolitano esorta con forza a mettere in atto azioni concrete al di là delle parole. Ma le notizie si susseguono: carpentieri, vignaioli, metalmeccanici, danno il loro contributo in vite umane a questa società dell’opulenza per settori ristretti che si arricchiscono sempre di più, distanziandosi dal grande mare del disagio che quotidianamente le persone affrontano: rate di mutuo pressoché raddoppiate, vacanze fatte in casa alla Totò, qualche giornata all’Idroscalo o nelle poche spiagge libere rimaste, con la frittata e la bottiglia d’acqua nel portavivande caricato in auto insieme all’ombrellone. Ma va bene così., perché il carovita rende problematica l’incombenza di far la spesa. L’allarme Istat sull’inflazione a luglio la notifica al 4,1%, punta massima dal ’96. Forse possiamo considerare fortunati quelli che hanno i venti euro di benzina per andare dal centro di Roma alle spiagge litoranee, o da Napoli a Licola, perché molti rinunciano anche al pendolarismo vacanziero. Ci meravigliamo poi se in un’estate così ci sentiamo più vivi se quattro magnifiche ragazze ci regalano emozioni e lezioni di coraggio? Trascrivo dalla Stampa l’articolo di Massimo Gramellini di oggi 12 agosto 2008: “Prendano nota i catastrofisti, i lagnosi, gli assuefatti al peggio. Ciò che distingue i fuoriclasse dagli atleti normali è che nell’istante in cui stanno per perdere essi estraggono dal cuore la magia che li farà vincere. Ma ciò che distingue anche il meno atletico degli umani da una patata lessa è sempre la capacità di rimontare…”. Ecco, pubblichiamo come augurio generalizzato al sociale ed al politico-istituzionale queste parole. Si parla in fondo di donne, i miracoli possono accadere. Sì è vero, anche per gli uomini, ma per la parte femminile sarebbe un doppio miracolo dati i presupposti. Francesca Costa scrive su questo Blog a proposito di un qualcosa che sta cambiando nello sport : “(…) La spinta è venuta dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale), che ha il suo Gruppo dalla I Conferenza su Donna e Sport a Losanna nel 1996 e che, in Anita De Franz, membro di Giunta, ha trovato un elemento catalizzatore di iniziative a favore delle pari opportunità.. (…). La donna risulta spesso criptata – continua Francesca nel suo testo – all’interno di categorie solitamente riportate “al maschile”, neutro-universale, esattamente come succede alla Storia dalla “esse” maiuscola, che si trova a ricercare l’immagine della donna in categorie funzionali alla storia politica, per definizione maschili. In esse, la donna, se compare, è sempre moglie, o madre o figlia di qualcuno, e la sua immagine è spesso ritratta nelle funzioni che le sono attribuite come tradizionali, nascita, matrimonio, morte”. A questa ricerca è seguito l’invito del CIO ad impiegare entro il 2005 il 20% di donne nei quadri sportivi di tutte le nazioni che ne fanno parte. Lo scopo era che dovunque come in Italia potessero crescere la sensibilità nei confronti della donna sportiva e della sua storia, di conseguenza dei suoi archivi della memoria. Le donne – conclude Francesca – non sono una specie all’interno di un’altra specie, bensì frammento di umanità a cui apparteniamo tutti/e uomini e donne indistintamente. L’emozione e l’auspicio per nuovi corsi storici in cui si comprenda meglio la forza delle donne ci derivano anche dall’articolo della Stampa: “Sono contento di essere un connazionale di Valentina Vezzali – scrive Massimo Gramellini – perché ieri mi ha fatto piangere…, e prosegue con lo stresso incipit per Federica Pellegrini e Tai Aguero di cui spiega lo sconquasso emotivo per una madre che le stava morendo in una patria lontana mentre lei era all’Olimpiade. Trovo significative per i nostri convincimenti in tema di donne queste parole: “Sono contento di essere un connazionale di Giulia Quintavalle perché ieri mi ha fatto ridere. E’ successo quando la prima judoka italiana a vincere l’oro in un’Olimpiade si è messa a ballare l’inno di Mameli, saltellando sul podio con la medaglia che le sbatteva da una parte all’altra del collo come un pendolo. Fino a metà mattina ignoravo la sua esistenza. Poi l’ho vista dentro un kimono azzurro, contorcersi sul tatami dopo una botta al gomito. Le telecamere avevano inquadrato il gomito e io avevo pensato: questa si ritira. Dopo però le avevano inquadrato gli occhi. Erano di bragia e ho immediatamente cambiato pensiero: questa il gomito piuttosto se lo mangia, ma non scenderà da quel tappeto finché le altre non la buttano fuori a calci. Infatti le ha buttate fuori lei…” Gli occhi di bragia…Non ho visto quella scena, ma ce l’ho davanti come un film. Gramellini si appassiona e trasmette immagini con parole appropriate; e come dargli torto quando cita Kipling? “Valentina, Giulia, Federica, Tai. Sono contento di essere un connazionale, maschio, di quattro femmine così. Femmine con dei valori che non sono soltanto quelli quotati (sempre meno) in Borsa. Femmine che non si lamentano e non si rassegnano. E non lamentandosi e non rassegnandosi, indicano a noi, maschi e femmine, la strada. Ricordate la poesia If di Kipling? “Se saprai assistere alla distruzione di ciò per cui hai dato la vita e, chino, ricominciare con i frantumi rimasti. Se saprai forzare il tuo cuore e i tuoi tendini affinché ti servano anche se sono già sfiniti, tuo sarà il mondo e quanto esso contiene. E quel che più conta tu sarai finalmente un uomo”. Ma ieri ho capito che Kipling intendeva dire: “una donna”. 12 agosto 2008, Wanda Montanelli

COME SUN BLACK VORREI LA PELLE NERA

L’apartheid nostrana senza voce

Tutto quello che è fuori dai canoni viene guardato con sospetto. Siamo così. Consuetudini, colori, misure, devono esistere nei nostri codici di riconoscimento per apparirci rassicuranti. Stiamo però esagerando con le misure della forma estetica femminile. Sempre più asciutte. La pubblicità impone taglie al risparmio di stoffa degli abiti succinti in dimensioni minime. Così si va. Fino al punto che in una discoteca di Londra (notizia di ieri) viene negato l’ingresso alle donne in sovrappeso. Ansa, 30 luglio 2008: “Nel tentativo di selezionare meglio l’affezionata clientela e renderla esteticamente più attraente una discoteca nell’isola di Jersey ha messo al bando le donne grasse, ma, dopo furiose polemiche finite su Internet, i titolari sono ritornati in fretta e furia sui loro passi ammettendo che l’iniziativa era discriminatoria”. Potere di Internet. Il proprietario della discoteca Martin Sayers ha fatto marcia indietro non perché pentito, ma solo dopo aver capito che la clientela gli voltava le spalle. Il passaparola per il boicottaggio attraverso Internet aveva infatti attivato in breve tempo migliaia di adesioni E l’Havana, discoteca anoressica, rischiava di trovarsi con persone sottili, e con la cassa ancora più inconsistente. Vuota di denaro e qualche secca spaventapasseri al ritmo di musica. Due cose si deducono da questa notizia. a) Internet come agenzia di aggregazione di lotta per o contro qualcuno. Pensiamoci. b) La persuasione, più di ogni altro argomento morale, si ottiene toccando le tasche della gente (la cassa in questo caso) Come conciliare due istanze così antitetiche? Ma sono davvero contrapposte?Agire in senso etico ci permette di lottare per una giusta causa. Nel caso di Londra contro l’Havana a favore delle persone in sovrappeso. La linea di principio ci fa agire pro o contro qualcosa senza entrare nel particolare della questione, nel dettaglio della conoscenza intima di fatti, individui e cose. Immaginando di seguire con una videocamera una delle persone a cui fu impedito di entrare in discoteca, potremmo descrivere stati d’animo, frustrazioni, lacrime e insonnie notturne. Gli esseri umani sono complessi e per ognuno si possono scrivere libri. Basta decidere di farlo. Il fronte di liberazione delle persone in sovrappeso ha avuto Internet come strumento e arma. Ricordiamolo, si tratta di risorse umane. Dei pomodori che si può dire? Un giudizio avventato può ledere la reputazione di un vegetale? Confesso. Ho discriminato il pomodoro nero. Una delle rubriche di GR Parlamento ne ha parlato qualche giorno fa. Subito ho pensato che fosse frutto di ricerche OGM e l’ho considerato una schifezza. Conosco i miei limiti. Tra un mondo surriscaldato dall’effetto serra e la scelta di tornare tutti ad usare solo biciclette scelgo la seconda opzione. Tra il sun black e i perini di San Marzano, scelgo il pomodoro da pelati. Tra la pescanoce e la bianca originaria, scelgo la succulenta e ormai rara pesca veneziana. Il sun black è invece buono. Pelle nera e cuore rosso. E’ il risultato di una ricerca che non ha fatto ricorso a tecnologie OGM. Il “sun black” è stato concepito nell’ambito del progetto interuniversitario “Tom-Anto” coordinato dal professor Pierdomenico Perata ordinario di fisiologia vegetale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Hanno partecipato le Università di Pisa (dottor Fernando Malorgio e professor Alberto Pardossi), di Modena e Reggio Emilia (professor Nicola Pecchioni) e della Tuscia di Viterbo (professor Andrea Mazzucato). Sun black ha i benefici dell’ortaggio e dei frutti di montagna che contengono elevate dosi di antiossidanti. Quando matura la sua buccia assume una colorazione viola tendente al nero, grazie alla presenza degli antociani, pigmenti che si trovano in alcuni vegetali, come l’uva nera e i mirtilli. Gli antociani sono potenti antiossidanti, utili a contrastare la formazione dei radicali liberi e, quindi, a rallentare il processo di invecchiamento. Questo pomodoro nero oltre ad essere supernutriente e garantire benefici alla salute conserva una polpa di colore rosso che mantiene inalterato il sapore. Perché l’ho discriminato? L’ho considerato un pericolo. Invece fa bene. Il pomodoro nero fa bene. Torno al mio vezzo di adolescente. Cantare la pelle nera. Come Nino Ferrer in do maggiore: “Hey hey hey dimmi Wilson Pickett / hey hey hey dimmi tu James Brown, questa voce dove la trovate / signor King, signor Charles, signor Brown…” Erano tempi quelli in cui la discriminazione toccava l’anima con gli scontri di Soweto che sfociarono nella caduta del regime dell’apartheid in Sud Africa. Nelson Mandela abitava in quelle baraccopoli. Era facile distinguere chi aveva ragione. Il bene e il male avevano connotati inconfondibili. “Io faccio tutto per poter cantar come voi / ma non c’e’ niente da fare non ci riuscirò mai, e penso che sia soltanto per il mio color che non va… Ecco perché io vorrei…Vorrei la pelle nera… Vorrei la pelle nera…” 31 luglio 2008 Wanda Montanelli

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