L’accusa riguarda gli effetti dei social e di Internet sui più giovani.
Guai seri per Meta, la società che controlla Facebook e Instagram. In tutto sono 33 i procuratori generali di altrettanti Stati USA (tra cui anche California e New York) che hanno depositato una causa alla Big Tech guidata da Mark Zuckerberg.
L’accusa riguarda gli effetti dei social e di Internet sui più giovani. In particolare, gli stati sostengono che l’azienda abbia deliberatamente progettato le sue piattaforme per rendere i ragazzi dipendenti dai social media, sfruttando le loro vulnerabilità psicologiche e sociali. Le sue piattaforme, infatti, causerebbero ansia, depressione e nei casi più estremi persino il suicidio. Non solo, avrebbe usato i dati personali degli utenti per aumentare i profitti.
Continua a leggere : Meta accusata da 33 Stati Usa di aver contribuito allo sviluppo di dipendenze tra i giovani (di Marco Trabucchi Il sole 24 ore)
Leggi anche: Social media: come evitare che i giovani si «ammalino» di tecnologia (di Fabio Di Todaro, Fondazione Veronesi)
Se ne sono accorti finalmente, ma meglio tardi che mai!
Abbiamo vissuto bene, felici, grati ai libri che sfogliavamo per apprendere, sognare, trascorrere il tempo immersi nella lettura, e poi lasciare i segni al lato con la matita, e perché no, lasciare gli angoli piegati, e se dovevamo parlare al telefono, aveva un valore comporre il numero, alzare la cornetta, fare uno squillo, e sentirci felici senza propaggini, e guardarci negli occhi. Eravamo in un mondo reale dove i condizionamenti se c’erano non erano così avvinghianti come i messaggi e le attrazioni virtuali, fonti di guadagno con noi che siamo l’oggetto di scambio, l’intermedio tra l’umanità e gli scaffali d’acquisto, Speriamo almeno di non venderci l’anima.
L’unica è impedire per legge di entrare nei social fino ad ALMENO sedici anni, e i genitori DEVONO essere responsabili di questa osservanza. Educare spetta a loro, bisogna che questo si capisca bene e che sia scritto per legge.