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HILLARY: “UN’ALTRA DONNA ROMPERA’ IL TETTO DI CRISTALLO”

La prima candidata alla Casa bianca fa parte dell’Establishment è vero, ma nessuno – misogini a parte – può toglierle i 50 anni di gavetta nella politica

epa04797126 Democratic 2016 US presidential candidate Hillary Clinton arrives to make her official launch address on Roosevelt Island in New York, New York, USA, 13 June 2015. Hillary Clinton is expected to address hundreds of supporters at a rally billed as the official launch of her campaign for the Democratic Party's US presidential nomination.  EPA/ANDREW GOMBERT

Non credo che Hillary abbia mai avuto regali. Il posto di rilievo che ha nella vita sociale non è un regalo. Mi rivolgo soprattutto alle donne che la criticano in ogni paese che fa analisi del voto; alle americane che pur potendolo fare non l’hanno votata. Mi chiedo a quale altra donna queste refrattarie avrebbero dato il voto. Credo in fondo a nessuna, per quel motivo oscuro che fa sì che le donne non votano le donne. Anche perché se un’appartenente all’establishment con una corposa carriera politica alle spalle appare loro inadeguata, non so quale araba fenice mitologica e inesistente appaia degna delle loro attenzioni. Mi domando pure

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SDOGANARE LE DONNE TOCCA ALLE DONNE

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Né scienziate, né veline, né presidenti.

Solo casuali strumenti

Donne. Mai come in periodo di elezioni l’argomento viene alla ribalta. Il workshop di ‘Farefuturo’ su Donne e Politica è stata un’occasione di dibattito aperto a contributi vari. Culturali, sociali, istituzionali. Ognuno dalla propria esperienza. A partire dalla dichiarazione del presidente della Camera Fini che esternava disappunto in merito alle candidature delle veline pur senza condividere alcuni eccessi del dibattito. Da lì Veronica Lario con la frase «L’uso delle donne per le Europee? Ciarpame senza pudore. Voglio che sia chiaro che io e i miei figli siamo vittime e non complici”. Questa la dichiarazione. L’approfondimento è migliore. La Premier Dame d’Italia ha aggiunto: “… è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti”. Che strano mondo. Mike Bongiorno, intervistato da Fabio Fazio su Raitre domenica sera, ha detto di essere addolorato perché il suo rapporto con Mediaset è terminato senza alcun preavviso, né una lettera o telefonata di congedo. Il decano dei presentatori ha ripetuto che è rimasto male per questa indifferenza. Ha chiesto alla stregua di chi chiede un regalo che Berlusconi si ricordi di chiamarlo, così come faceva una volta telefonandogli ogni settimana. Ho qui ancora in un ripiano in una cameretta a casa mia Pasqualino Settepose, il fotografo mascotte che mi richiama alla mente che più di venti anni fa fu il coraggio di Mike a dare impulso alla tv di Berlusconi. Era il giugno del 1982. Ricordo l’ultima puntata di Flash su Raiuno e un poco noto Silvio Berlusconi seduto in platea presso gli studi Rai dove si svolgevano le finalissime del quiz. Mike nel salutarci disse che non avrebbe rinnovato il contratto con la Rai per iniziare ad occuparsi della nuova televisione. Quella sera durante la cena conviviale con gli autori del programma e i concorrenti finalisti, molti si dissero convinti che Mike Bongiorno si stava dando la “zappa sui piedi” (veramente usarono una terminologia più greve). Nessuno di loro avrebbe lasciato Mamma Rai per una tv locale. Ma la fortuna di Re Mida ha fatto partire un impero televisivo. Son tutti più ricchi oggi. Quindi il cambio è convenuto anche a Mike Bongiorno, però mi chiedo se oltre ai soldi abbiano un senso i rapporti umani. Strano mondo.Veronica Lario chiederà il divorzio. Il “mi dispiace..”, riferito all’ esternazione della moglie contro le candidature delle veline, mi è sembrata la nota di sincerità tra tante parole espresse da Berlusconi. Lascerei a parte le veline, casuali strumenti che non hanno responsabilità per le colpe di quel potere che “offende la credibilità (e aggiungerei credulità) delle donne”. Nel 2005 raccogliemmo 10.000 firme con Tina Lagostena Bassi, la Consulta delle donne che coordinavo, alcune associazioni e le Parlamentari di Camera e Senato. Era l’appello per la “Democrazia incompiuta” scritto dall’On. Lagostena Bassi contro della legge elettorale varata in quei giorni. L’istanza da presentare al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi si riempì di sottoscrizioni in breve tempo. Poi lo stesso invito a firmare fu rivolto alle moglie di tutti i segretari politici. Non ero d’accordo allora e il coinvolgimento delle mogli mi appariva un’ingerenza nella vita privata, una modalità poco politica e scarsamente percorribile. Oggi rivedo le mie posizioni. L’impulso alle lotte femminile va accettato da qualsiasi parte arrivi. Se si riescono a sdoganare le donne ben venga la modalità insolita e fuori canone. L’inefficienza dei percorsi politici e istituzionali conduce a prendere i frutti da quell’altrove a cui non si era mai pensato. Mi pare invero non positiva la polemica per le veline. Noi siamo in ogni caso soccombenti. Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori dai confini del potere. Vogliamo prendercela con qualche ragazza ventenne che si illude che possa facilmente entrare in Parlamento per il solo fatto che è “candidata?”. Vero è che personcine pulite e profumate al posto di politici maleodoranti e brutti porterebbero una nota soave in parlamento, ma non si può nemmeno far credere che basti essere graziose e pulite per vincere l’ingresso in Parlamento. I fautori della meritocrazia lanciano messaggi contraddittori e soprattutto falsi. Anche perché la verità di una legge elettorale che prevede un trenta per cento di candidate donne non è detta da nessuno. Non ci sono regali, trattasi di altruismo peloso e il cadeau dato a questa o all’altra è una bufala. E’ un obbligo candidarle. Poi decidono le preferenze degli elettori. La finzione di liste scritte da uomini che fanno un uso spregiudicato delle illusioni di povere ragazze non è un bel gesto. Le aspiranti concorrenti non sanno che il posto offerto loro è fasullo, laureate o no, belle o no. Nella maggior parte dei casi saranno altri gli eletti. La vita è un contrappasso. Dante lo prevedeva all’inferno, ma la vita è un contrappasso già prima di trapassare. Vorrei che chi ha il potere oggi immaginasse il mondo da qui a qualche lustro. I semi gettati adesso daranno frutti buoni o cattivi anche per loro. Vorrei che chi ha il potere oggi cercasse di capire che difficoltà troveranno i loro figli e nipoti in un mondo mal concepito e scorretto. Che società avranno sviluppato? Riescono ad immaginare che le loro figliolanze potrebbero non essere in condizioni di trovarsi in cima alla casta? Nel tempo muteranno sia il concetto, sia i contenuti di casta e i rapporti potrebbero essere rovesciati. Riescono lontanamente a immaginare un/una loro nipote in un mondo in cui si sono cambiate le regole trovarsi perdente perché le norme di partenza non sono rispettate? Ammettiamo per un attimo che solo chi fa una gara di sopravvivenza alle frustrazioni possa accedere ad una casta speciale che governa sugli altri, i deboli e mollicci. Una volta si mandavano i figli dei ricchi imprenditori a far pratica di mozzo sulle navi, e solcavano per mesi gli oceani in lunghe gavette che li rinforzavano nel carattere e nelle abilità di stare al mondo con plurime categorie di esseri umani. Che fine farebbero i discendenti dell’attuale classe dirigente abituata ad ottenere tutto con lo schiocco di due dita? E se la casta dei privilegiati fosse composta da chi possiede una particolare conoscenza scientifica, una speciale medicina, o la formula per decodificare messaggi tra menti elevate? Se per far parte di futuri governi ci si dovesse sottoporre a prove di resistenza, tolleranza, forza mentale, capacità di interpretare codici ed espressioni matematiche, che cosa potrebbero dare in cambio nel “do ut des” a cui sono avvezzi? Il gioco del Parlamentare che fa un favore al Banchiere per assicurarsi l’ingresso del figliolo in un consiglio d’amministrazione e viceversa il favore incrociato per far eleggere in Parlamento il di lui nipotino, potrebbe non funzionare. Questi due potrebbero essere sprovvisti di parole d’ordine, di conoscenze di formule, o essere incapaci di superare una verifica di resistenza fisica. Una prova ideale a cui mi piacerebbe sottoporli è quella dell’antimaschilismo. Un test facile che le donne al governo dovrebbero poter fare a chi intende candidarsi alla vita pubblica. Un’altra è quella della prova di saggezza a donne e uomini per sapere se sono giovani o vecchi a prescindere dalla loro età. La selezione dovrebbe svolgersi tra chi pur avendo settant’anni è giovane dentro perché ha un cuore entusiasta, disinteressato, vibrante di progetti e di vita per gli altri e per sé. Sarebbero naturalmente subito scartati coloro i quali per sembrare giovani vampirizzano il potere, la linfa di giovani sprovvedute, l’energia sociale. La rappresentazione di sé assolutamente priva di saggezza, altruismo e misura ci indurrebbe a scartare gli illusi dell’eterna giovinezza che secondo loro si compra come la frutta al mercato. No questi soggetti passerebbero all’obbligatoria revisione dell’attitudine ad essere uomini e donne anziché soggetti dall’io ipertrofico destinati a restare soli. Wanda Montanelli

Epurazioni, parole al vento, nuove prese in giro

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“Quasi al traguardo il giro d’Italia in “rosa” che ha visto protagoniste le donne dell’Italia dei Valori che ha portato all’elezione delle responsabili territoriali del coordinamento donne. Un viaggio attraverso le regioni che ha la tappa conclusiva a Vasto, sabato 13 settembre, con l’elezione della coordinatrice nazionale”. (leggi il resto*) Lancio originario d’agenzia: FESTA IDV: MONTANELLI, TANTE EPURAZIONI E SISTEMAZIONE DI MOGLI DI PARLAMENTARI NELLA NUOVA CONSULTA DONNE Roma, 13 set – “Come da previsioni, attraverso un sistema di riorganizzazione del partito che ricorda tanto vicende in voga un tempo in Bulgaria, c’è stata una vera e propria epurazione delle originarie componenti la Consulta Donne Idv”. A dichiararlo è Wanda Montanelli, già coordinatrice nazionale delle donne del partito, sospesa dall’ex pm a seguito delle “legittime richieste di concreta e reale applicazione dei principi costituzionali dell’art. 51, 3, e 2” e ad un’interrogazione sui fondi assegnati alle donne dalla legge 157/99 art. 3, per la promozione attiva delle donne alla politica. Pur indicate in bilancio, le somme non risultavano alla Montanelli, né alle altre donne della Consulta, essere state impiegate. “Per tutta risposta alla mia legittima richiesta di fare luce sulla questione – lamenta Montanelli – Antonio Di Pietro ha realizzato una “Consulta Donne alternativa”, sotto il pieno controllo e gestione da parte degli uomini di potere del partito e definita – secondo quanto mi è stato esposto e documentato da chi vi ha preso parte – attraverso meccanismi di pressione e acquisizione di tessere sui nomi di chi dovesse essere eletta. L’esito dell’operazione è stato, di fatto, la scomparsa della Consulta Donne originaria, soppiantata da una Consulta composta da affiliate, parenti amiche segretarie di parlamentari, coordinatori regionali e provinciali del partito. In Toscana, ad esempio, sono risultate elette al primo posto la moglie dell’onorevole Fabio Evangelisti, e al secondo la consorte del coordinatore Fedeli. In Sardegna la moglie del coordinatore provinciale Lino Mura mai iscritta a Idv, presentata dall’amico parlamentare Palomba. Nel Lazio idem con le persone sponsorizzate dal senatore Pedica. Per non parlare della coordinatrice nazionale, sen. Patrizia Bugnano, moglie del coordinatore Idv del Piemonte, o dei ruoli assegnati alla moglie di Di Pietro e alla tesoriera del partito, nota amica di famiglia. Una gestione “intimista” e familiare di un partito che usufruisce di fondi pubblici per molte decine di milioni di euro non è concepibile. Non abbiamo lottato per decine di anni, sfiancate di fatica, e fatto due scioperi della fame per far sistemare le amiche degli amici degli uomini di partito. Questa è una vera indecenza – accusa la Montanelli che dopo un recente sciopero della fame interrotto in seguito a ricovero urgente e alla richiesta di sospensione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si è rivolta al Tribunale di Milano per il riconoscimento del danno esistenziale – ho fiducia che a fronte di questo ulteriore aggravarsi della discriminazione femminile, tra l’altro perpetratasi anche con la chiusura repentina del sito internet delle Consulta donne, in barba all’art. 21 della Costituzione sul diritto di espressione e informazione, la magistratura possa renderci giustizia attraverso una sentenza esemplare che faccia scuola”. AGENZIA PUBBLICATA *ERA TUTTO PREVISTO il 15 luglio : scrivevo sulla “Teoria della Consulta ombra“: (…) si sta cercando di epurare la Consulta Donne esistente; per soppiantarla con persone che magari di recente appartenenza, o comunque non bene informate di come stanno i fatti, credono a vecchie parole e fresche chiacchiere. Dico loro che sono dieci anni che riceviamo le stesse promesse che oggi vengono reiterate al solo scopo di mettere una toppa sull’immensa voragine dei mancati diritti alle pari opportunità nell’Italia dei Valori. Le donne di questo partito sono ricche di volontà, capacità, talento, serietà, motivazione, passione civile. In cambio hanno ricevuto: offese, umiliazioni, desertificazione delle opportunità, emarginazione, allontanamento dai luoghi delle decisioni, divieto di esprimersi durante le pubbliche assemblee, collocazioni in posizioni di non eleggibilità nelle liste. Stenti, miseria e povertà di mezzi. Povertà di mezzi economici. Di questo si chiede conto. Con la certezza di avere ragione. Perché solo con la forza di prove documenti e testimoni si può affrontare una causa civile di tale portata, contro una gestione accentratrice, antidemocratica e privatistica di un partito. Si chiede conto di ogni azione fatta contro le donne e la democrazia paritaria. Anche di questa Consulta “B” , o “Consulta Ombra” che si tenta in fretta e furia di mettere in piedi. Sono uomini che la stanno facendo. Costruendo un luogo delle donne al posto di quello già esistente. Stendendo una passata di vernice bianca su affreschi di valore. Oggi: si contano (per adesso) n. 7 mogli (n. 2 in Toscana, n. 1 in Sardegna, n. 1 Piemonte, n. 2 ruoli nazionali); e salvo due regioni in cui ci sono donne già impegnate da antica data e un altro paio di casi gestiti con un minimo di democrazia, tutte le altre regioni sono divise equamente in propaggini (prolungamenti, diramazioni, longa manus) degli uomini di partito, cioè segretarie, amiche di famiglia, o del cuore, parenti, e annesse. Invito gli interessati a denunciarmi se quanto qui dichiarato non corrisponde al vero. I commenti del blog sono aperti ad altre notizie. Internet serve a questo: a dire la verità. Wanda Montanelli, 13 settembre 2008

L’EQUIVOCO DELLE QUOTE

Non ci posso far niente, mi si rizzano i capelli sulla testa a sentir parlare di quote. Non che ci sia nulla di scandaloso. Alcuni le considerano il male minore, nel senso di “meglio le quote che nulla” e pensano che siano un mezzo per aiutare le donne ad entrare nelle stanze dei bottoni. Mi viene da sorridere pensando a questa frase, perché già dieci anni fa un nostro anziano associato del circolo di Ostia-Casalpalocco, il signor Catello, venendo a trovarmi in sede nazionale in via del Corso mi diceva con compiacimento: “Ho piacere, che lei dottoressa è arrivata nella stanza dei bottoni”. Invece i bottoni non solo non li ho mai maneggiati, ma nemmeno li mai li ho visti. Lui pensava di sì, per il fatto che li convocavo in centro per parlare anche di questioni del circolo, e così conciliavo l’utile con il dilettevole, e mandavo avanti la rete di donne nazionale e i comunicati stampa. Leggo tra i commenti di oggi qui sul blog che Hillary Clinton non ce l’ha fatta e che se non ci è riuscita lei in America, da noi è desolante pensare che dovremo aspettare intorno a centocinquanta anni per avere la parità. Non lo so. Vedremo se è vero che per così lungo tempo non sapremo prenderci quello che ci spetta. In effetti io stessa non ho preso, non ho chiesto, non ho preteso.. Davo tutto per scontato. Poi mi sono accorta che nulla è scontato, neanche i diritti costituzionalmente garantiti, e allora è iniziato il mio disagio, soprattutto per il fatto che i conti non mi tornavano perché se il mio compito era quello di promuovere le pari opportunità che cosa mi stavano facendo fare? Sono un lavoro di vetrina? Solo chiacchiere e distintivo? Il cinema, con le citazioni, mi torna in mente nei momenti seri per sdrammatizzare. Talvolta con persone a me vicine evitiamo interi discorsi e trasmettiamo i nostri pensieri per battute e titoli di film e commedie. Gli esami non finiscono mai per esempio è la citazione eduardiana che contraddistingue noi donne in politica, altro che quote. Sempre verifiche nuove, e rimetterci in gioco, e sostenere prove su prove, a dare il meglio di noi stesse. Poi vederci sorpassare da chi sta nelle quote. Quali? Le reiterate, inamovibili, durature “Quote celesti”. Non è forse vero che esistono quote di potere, sedie nelle stanze dei bottoni, poltrone di comando, e luoghi delle decisioni di immutabile colore celeste ? Sì celeste. Quote celesti in Parlamento, al Governo, nelle Commissioni, nei Consigli di Amministrazione, nelle direzioni generali di Enti, e dappertutto. Quote di colore celeste. E allora perché dovremmo noi avere la balzana idea di chiedere quote rosa? Per confermare le quote celesti? No, no! Le quote mi fanno venire i capelli dritti. Quelle rosa poi perché? Per dare ai “quotati” celesti l’alibi di usare le quote rosa per sistemare donne di loro scelta? Non sarà troppo? Il 70-80% sono quote celesti, il restante diventa “quotarosa-in-quotaceleste“. E le persone che camminano con le proprie gambe e ragionano con la propria testa di che colore sono? Davvero. Scusate se mi irrito, ma è più forte di me. Vorrei sentire solo frasi del tipo: Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza…Tutti.. hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione… Sono frasi semplici della nostra Costituzione. Significano che a parità di merito, donne o uomini che siano, devono potersi fare avanti senza trovare ostacoli al loro progresso. Chiaro no? I colori non c’entrano. C’entrano l’onestà e la correttezza contrapposte all’ingordigia e alla prepotenza. Per questo ho dato inizio ad una causa. E mercoledì vi invito a Milano. Senza colori. Donne e uomini con l’onestà intellettuale di ritenersi pari davanti alla legge e a Dio. Wanda Montanelli

LA SINDROME DEL CUCULO

Questa è la storia di Annarita, una donna impegnata da molti anni nell’Italia dei Valori, identica nella sostanza a tante altre nel vasto territorio italiano in cui donne e uomini si sono messe in azione cedendo all’attrazione politica del progetto di cambiamento di Antonio Di Pietro. La lettera di dimissioni di Annarita da Idv ha tratti interessanti che con pochi cenni riferiscono più di mille righe scritte talvolta senza costrutto. Lei scrive: “Sono entrata nell’Italia dei Valori affascinata dall’entusiasmo di mio marito nei confronti dell’allora movimento dell’On. Di Pietro”. Donna energica e con le idee chiare Annarita ha compiuto nel tempo, e fino ad oggi, un lavoro di costruzione politica sul territorio del Lazio mettendo in piedi una postazione Idv da cui accrescere i consensi al partito e realizzare un’ eccellente attività di servizi alla cittadinanza. E’ capace Annarita; in grado di passare dal pensiero all’azione con fulminea velocità. Una perla per chiunque abbia un po’ di intelligenza politica e lungimiranza, ma non per chi ha sindromi da cuculo come taluni personaggi che abbiamo avuto la sfortuna di incontrare nella nostra vita. Non vi posso raccontare tutto perché l’impegno di anni non si narra in poche righe, vi assicuro pertanto che Annarita ha reso moltissimo al nostro partito. Il suo contatto con me è iniziato quando, anni fa, le fu data dal Sindaco della sua città la delega alle pari opportunità. Lei si è riferì a me affinché da responsabile nazionale del Dipartimento dessi un’occhiata al suo progetto. Devo dire che non c’è stato bisogno di aggiungere nulla ai documenti programmatici che aveva preparato e il lavoro sulle pari opportunità partì subito. Ma un altro compito, ancora più gravoso e importante è stato realizzato da Annarita, ed è quello inerente la delega per la lotta all’Usura. Coordinando ben cinque comuni lei realizzò lo “Sportello Intercomunale Antiusura della Provincia di Roma”; e poi, visto il successo riscontrato e i risultati tangibili, nel gennaio 2006 ha inaugurato il “Secondo Polo Territoriale delle Sportello Antiusura della Provincia di Roma”. Oltre a questo Annarita di cose ne ha fatte molte. Ha gestito una campagna di solidarietà, organizzata a Roma dalla Caritas Diocesana come Responsabile dello Sportello e componente del Consiglio direttivo, e in questa funzione ha erogato alle famiglie bisognose ed piccole imprese, molte centinaia di migliaia di euro. Sul tema della lotta all’usura ha partecipato ad incontri ed eventi e presentato relazioni pubblicate dal Ministero dell’Interno-Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione. Tutto questo in nome e per conto di Italia dei Valori. Che altro?Vogliamo parlare della sede Idv di zona che con grossi sacrifici personali Annarita ha aperto insieme al marito, entusiasta fautore delle politica dipietrista? Qui si aprirebbe un capitolo a valanga, con sedi, tante sedi, dalle alpi alle Piramidi. Sezioni di partito auto-finanziate dagli stessi attivisti per anni ed anni. Lasciamo perdere… l’argomento è impegnativo. Che parli chi è dentro tali situazioni… Vado al sodo, perché la faccenda che mi preme è l’uso strumentale delle donne e delle nostre lotte per le pari opportunità. Avviene questo nella sindrome da cuculo. Poiché la razza di uccelli in habitat naturale non è gradita al prepotente di turno, un giorno si mettono in cova elementi estranei. O come scrive Gianluca Perini dalle Marche “si inseriscono virus estranei in cellule sane…”* . Ma allora la faccenda riguarda uomini e donne? Chiudo per dire che per Annarita è stato posto il veto riguardo ad un possibile assessorato, che la stessa è stata umiliata con frasi dimostranti quanto poco il lavoro sul territorio e sui bisogni della cittadinanza sia apprezzato. E dulcis in fundo è arrivata l’amica di un nostro parlamentare, una certa C. M che ha scavalcato, con l’incarico politico che le è stato assegnato, la nostra intrepida referente di zona alla quale è stato detto tout-court che dovrà prendere “disposizioni” da questa C.M., ultima arrivata e amica del potente Idv di turno (…si fa per dire tutto è relativo..) . Ed Annarita, impegnata da tanti anni a costo enormi di sacrifici personali, ha ritenuto che non le resta altro da fare che dimettersi. Allora io mi domando…”la lotta per le pari opportunità, gli appelli per le leggi paritarie, le istanze a Ciampi e a Napolitano, i presidi davanti al Parlamento, i convegni, le tavole rotonde i dibattiti, il triplo salto mortale per conciliare famiglia-lavoro- politica, i refendum, i tavolini per raccolta firme per i candidati, le assemblee permanenti, i verbali, il volantinaggio, insomma l’impegno l’investimento emotivo, l’idealità, l’esborso economico.. tutto questo è finalizzato a che cosa…? Ah, sì…a fare spazio a tutti coloro quali arrivano sul carro in corsa, diventano assessori, parlamentari, sottosegretari, consiglieri, e occupano ogni posto occupabile (tutti tranne che quelli di manovalanza). Poi gli stessi hanno di solito due modalità comportamentali: a) decidono dopo poco “Idv no-bbuona” e se ne vanno (nel Gruppo misto, da Berlusconi, ovunque d tiri vento favorevole. “Dove va la barca va baciccia” – ricordate lo sketc di Gilberto Govi? ) b) Restano e meditano come fare ancora danno. Dopo questo andirivieni, chi da decenni osserva lo scenario magari pensa..”Quando tutti saranno sistemati finirà l’occupazione..” Invece no. Non è così! C’è la seconda tornata, quella delle amiche! Ecco in che consistono le Pari Opportunità per certi soggetti senza imbarazzi. Una volta sistemati loro diventa doveroso trovare una collocazione “paritaria” per le amiche, le fidanzate, le figlie del preside della scuola di quando erano piccoli, la nipote dello zio a cui devono un favore, tutte e tutti, fuorché la gente che se lo merita, come Annarita. Il primo passo è la sostituzione. Sostituzioni di donne referenti ne avvengono in ogni luogo: dalle isole al centro, da nord a sud, dal Manzanarre al Reno. Alle donne in gamba vien detto di farsi da parte perché in virtù delle lotte per i diritti delle donne, si collocano persone che pur di genere femminile, non contribuiranno al raggiungimento dei diritti paritari poiché non sono altro che propaggini di uomini con l’abitudine a prevaricare sugli altri. La cosa che mi dispiace di più è che ci siano donne che si prestano a questo gioco infame. Nulla contro di loro quando sono strumenti inconsapevoli di astuti volponi della politica (attenzione ho scritto astuti non intelligenti perché l’intelligenza politica è un’altra cosa). Annarita scrive di non aver nulla di personale contro la nuova arrivata C. M. Solo vorrebbe, come logico che sia, che chi arriva all’ultimo minuto si metta in coda. Queste e altre sono le discriminazioni subite da Annarita e profonda amarezza si riscontra in una frase della sua dettagliata lettera di dimissioni: ” Non è un comportamento che ci si aspetta dal Segretario Regionale, né da un vecchio amico, né da un Senatore: non è giusto, non è leale, non è accettabile, non è corretto, né sul piano umano né su quello politico”. Sono dispiaciuta e amareggiata anch’io per questa ennesima percossa verso una persona di valore che merita considerazione e rispetto.. La consolazione è nell’attestazione di stima che il Sindaco ha dato ad Annarita, rispondendole che non accetta le sue dimissioni e che le lascia le deleghe perché in lei ha fiducia a prescindere dal partito dal quale si è dimessa. Non male, no? Ecco. Sono storie di donne, uomini e soggetti invadenti e irrispettosi. In tante/i e tanti mi scrivete. Annarita mi ha dato il consenso di pubblicare la sua vicenda. Dovremmo fare la conta di quante uova di cuculo sono in cova.. Roma 29 maggio 2007 Wanda Montanelli

* “Quest’ uomo è come un virus, s’introduce nel partito “ospite” poi si replica inserendo con ogni mezzo i suoi uomini in più posti possibile, distrugge le cellule buone, i tuoi coordinatori di ogni livello, finché l’ospite schioppa ed il partito muore. Allora, da bravo virus, aspetta qualcun altro e poi ci si attacca..” (dal blog di Di Pietro: Postato da: Gianluca Perini | 16.05.08 14:59)