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FENOMENOLOGIA DELLA VIOLENZA E NEW MEDIA

L’azione “Tartaglia”come nell’effetto “Werther” emula gesta negative apprese da messaggi suggestivi e condizionanti Le parole sono pietre. Dette in televisione sono armi pericolose. Le ascoltano tutti. I sani di mente, i depressi, gli esaltati, i pazzi. Le parole vanno misurate. Specialmente se è un politico a dirle o un leader di qualsiasi genere. Le immagini sono sogni. Viste in televisione sono figure piacevoli oppure incubi. Le immagini vanno misurate. Le vedono tutti. I sani di mente, i depressi, gli esaltati, i pazzi. Chissà per quanto tempo rivedremo in tv o nella carta stampa le ferite sul volto di Berlusconi. Dovunque le vedremo purtroppo: sui blog, youtube, facebook. Per favore non mettete foto sanguinolente nello spazio della mia pagina di facebook. Appartengo ad una generazione che ancora ha ripulsa delle immagini cruente. Ce lo hanno insegnato da piccoli. La goccia di sangue che sgorga da un dito dopo una puntura di spillo mette i brividi e procura dolore. Anche se non è nostra. Si entra in empatia con chi è ferito tanto da sentire fitte nel proprio corpo. Questo non ha nulla a che fare con il coraggio. Potrei essere una guerriera costretta a fare una guerra tanto da guardare in faccia la morte. In tal caso non avrei paura. Ma dolore si, nel vedere il sangue umano scorrere. La linea di demarcazione è lì. Nell’essere umani o alieni. I nuovi media hanno abituato generazioni intere a non badare al dolore (quello degli altri). Hanno insegnato a guardare con il teleobiettivo dentro corpi feriti senza provare nulla se non curiosità, quando non addirittura gusto per l’orrido. In entrambi i casi il disprezzo verso l’uomo è entrato nelle nostre esistenze. Cinismo. Sguardo amorale sui supplizi altrui che riduce a ben poca cosa noi stessi. Il disadattato psichico che ha lanciato una statuetta contro Berlusconi è stato indotto a farlo dal clima e dalle parole dure come pietre. Non si fa un buon servizio al paese ignorando quanti borderline vanno in giro liberi di colpire se individuano un avversario. Antonio Di Pietro probabilmente si riferiva a ipotesi di scontri di piazza con le sue dichiarazioni dopo la manifestazione “viola”. Il che nelle parole intendeva prevedere o scongiurare reazioni di violenza che pur condannabili hanno comunque una corrispondenza politica. Non così invece si può classificare il gesto sconsiderato di un depresso psichico che oltre ad aver colpito il primo ministro, ha causato la diffusione mondiale delle ferite al suo volto. Un effetto politico-mediatico disastroso per i nemici di Berlusconi. Una rappresentazione di noi italiani che farà il giro del mondo. Una brutta pagina che era meglio non scrivere. Capiranno un giorno che l’unica arma per vincere il cavaliere è il tono composto, l’ironia, lo sminuzzamento pacato degli argomenti difensivi da lui inventati? L’uso del Parlamento e delle prerogative di democrazia garantite dalla Costituzione sono strumenti legittimi che alla lunga rendono la verità tangibile e dimostrata. La critica severa all’operato del governo deve essere detta con competenza, documentata con dati, reiterata con l’uso suggestivo dei media. Parlando, senza ringhiare. Si persuade di più con autorevolezza e classe che non con scomposte reazioni che esaltano negativamente chi non aspetta altro per dare sfogo alle proprie frustrazioni. Di Pietro nel suo obbiettivo di fruttuosa belligeranza deve capire che ormai il barile è raschiato. Dall’accordo con Veltroni tutti i voti possibili li ha già “spostati” e acquisiti come unico leader forte avverso a Berlusconi. Ora senza un coerente e limpido iter politico può solo perderne, anziché aumentarne. Le frecce al suo arco si spuntano se non fa quelle due o tre cose che la sua base reclama, e se non ascolta le voci di chi ancora crede in una politica integerrima e rispettosa dei diritti a partire dai resoconti interni, e dall’autocritica degli errori. Dal partito alcuni attivisti hanno mandato comunicati stampa per dare dimostrazione di esecrare la violenza e prenderne le dovute distanze. Come il dipartimento estero in Olanda con Silvia Terribili e molti militanti che si stanno dando da fare per la nascita di correnti nuove nel partito dei “valori”. Una presa di distanza immediata quanto opportuna è giunta da tanta parte politica nei confronti dell’emblematica aggressione che potremmo definire da qui in avanti “effetto Tartaglia”. Una conseguenza paragonabile a risultati deleteri che lo studio della psicopatologia può ricondurre già da tempi lontani al famoso effetto Werther, così definito da Brigham nel 1844 nella prestigiosa rivista “American Journal of Insanity, in cui scriveva: “Un semplice paragrafo di cronaca giornalistica può suggerire il suicidio a venti persone”, e dava il nome al fenomeno riferendosi a “I Dolori del Giovane Werther” che moltiplicò i suicidi tra i lettori del romanzo di Goethe. Karl Popper per primo scrisse che occorre una patente per la tv. La televisione può essere scuola di violenza o di dabbenaggine. Raramente è puro divertimento o informazione utile. Quasi mai è educativa e non si pretende che lo sia se non in contrapposizione a tutte le volte che è “diseducativa” trasmettendo volgarità, illusioni e falsi storici. Gli effetti dei media nuovi e vecchi si deve conoscerli per non far danni. Oltre ai suicidi seriali c’è un’ampia casistica di omicidi seriali. Il più recente è conseguente al delitto di Meredith Kercher commesso da Amanda Knox e Raffaele Sollecito. A Parigi, per esempio, Jessica Davies una 28enne sotto l’effetto di droga e alcol, ha sgozzato il proprio amante per emulare Amanda Knox, e durante l’interrogatorio ha rivelato che a darle l’ispirazione è stata la morte di Meredith Kercher. Ma gli esempi sono tanti. In Colorado, negli Stati Uniti, due ragazzi di 17 e 16 anni hanno ucciso una bimba per emulare le gesta dei personaggi del videogioco Mortal Kombat. Numerosi sono pure gli omicidi derivati dal film di Oliver Stone Assassini nati (Natural Born Killers). Negli Stati Uniti si intentano e vincono cause con risarcimenti miliardari per questo tipo di danno da mass media. Diversi parenti di vittime hanno fatto causa contro Stone, come i parenti di due donne uccise in un sobborgo di Salt Lake City (Utah), il cui assassino Nathan K. Martinez risiedeva in un motel in Nebraska. Una volta catturato l’uomo ha detto di aver visto il film dozzine di volte e di essersi rasato per meglio compenetrarsi nel ruolo dell’assassino e somigliare di più al personaggio interpretato da Woody Harrelson. La pagina va voltata, ha dichiarato il presidente Giorgio Napolitano. Per risolvere realmente i problemi del paese è ora davvero che si muti strategia politica e si inneschi un virtuoso effetto crescita di tutte le categorie sociali attualmente in sofferenza e povertà. Di questo abbiamo bisogno, non di sangue. 15 dicembre 2009 Wanda Montanelli

ABBIAMO SETTE DONNE CAPOLISTA IN IDV? EVVIVA! FACCIAMO UN EUROBRINDISI (MA DOPO LE ELEZIONI)

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Le preoccupazioni di Antonio Di Pietro, i suoi tentativi di esorcizzarle

Senza altri eufemismi entrerò diretta nell’argomento. Nel merito di una citazione che mi riguarda in un’agenzia “Dire” del 16 aprile, anche perché dopo due interviste a quotidiani nazionali che mi chiedevamo dichiarazioni in proposito, appare doveroso fare chiarezza su alcuni elementi semplici che riguardano le liste elettorali. Argomento di questi giorni molto dibattuto a più livelli. L’arte di confondere i fatti con le storielle sta diventando sempre più conosciuta ed esercitata. Da un po’ di tempo a questa parte la politica va a scuola di manipolazione sociale e spesso riesce anche se in modo maldestro a far credere che il ‘nulla’ sia seta , e il cascame lana. Ma torniamo alle esternazioni di ADP (acronimo di Antonio Di Pietro). Leggo sul comunicato stampa succitato: “Non sono un ducetto e nemmeno un maschilista. Ecco la prova”. Antonio Di Pietro ribalta un luogo comune e alle prossime elezioni mette in campo un “esercito rosa”Sono davvero passati i tempi in cui dell’ex pm si diceva che era un “despota maschilista”. Solo due anni fa così la pensava Wanda Montanelli, allora responsabile del dipartimento politiche di genere dell’Italia dei Valori. Con un lungo sciopero della fame cercò di convincere il mondo della “scarsa attenzione riservata da Di Pietro alla componente femminile nelle liste per la camera e per il senato”. Di più: Montanelli ricorse anche al giudice civile per ottenere il risarcimento dal danno esistenziale. Oggi il maschio sotto accusa, Antonio Di Pietro, si prende una piccola rivincita e si presenta alla stampa con una piccola ma agguerrita pattuglia di candidate per Bruxelles. “Sette professioniste- spiega lo stesso Di Pietro- ognuna pienamente realizzata nel suo campo e in famiglia […].”. Apprendo la notizia e non sto nei panni dalla contentezza. Allora il mio doppio sciopero della fame ha portato un risultato tangibile! Le “magnifiche sette” dei miei reiterati appelli saranno elette al Parlamento di Strasburgo! Che importa se non ci son io. Le donne Idv riconosceranno che il coraggio e l’ottimismo non devono mai mancare e credo che per me nutriranno un po’ di gratitudine perché dopo anni un risultato a casa l’avremo portato. Che bello! Avrò sette amiche a Bruxelles con le quali proseguire i nostri programmi di riforma a tutela dei diritti umani. Passo a leggere la posta e Outlook mi scarica una marea di mail. Tante degli amici di facebook, ma tantissime dalle donne e gli uomini di Idv che si lagnano per le scelte elettorali. Che succede? “Dalle Alpi alle Piramidi – mi scrivono – c’è uno scoramento generale. I più dicono che Montanelli aveva ragione, qui non si considera il valore di chi fa crescere il partito, e le donne, da nord a sud e anche alcune dei dipartimenti esteri sono furiose”. Continuo a leggere le agenzie per meglio capire e vedo che i nomi presentati in conferenza stampa da ADP sono di persone cooptate. Qualcuna delle donne elencate le conosco, mi hanno pure sostenuta durante lo sciopero della fame. Che dire? Nulla contro di loro; che riescano nel loro proposito. Ma mi chiedo perché Di Pietro usa suggestivamente i mio titolo “sette magnifiche donne Idv” per candidarne altre che con le sette originarie non hanno nulla a che fare? Mi copiano anche le frasi. Dopo avermi tolto tutto: i diritti di cittadinanza politica, le risorse, i sogni, si appropriano delle mie parole. L’espressione “una piccola ma agguerrita pattuglia di donne” è anche questa copiata e l’avevamo lanciata in un comunicato che elogiava il gruppo femminile posto in prima fila a sostenermi nella lotta antidiscriminazione. Ma porca miseria. Io ho un po’ di talento nel coniugare le frasi e mettere insieme le parole. Anche di queste mi si spoglia? Questo modo di fare la copia di frasi e iniziative da me realizzate si reitera nel tempo: La “Consulta delle donne”, dopo anni di onorato servizio, viene di punto in bianco soppiantata con una consulta “B”, messa in piedi in fretta e in furia, tanto in fretta che le mogli dei parlamentari o dei coordinatori politici regionali destinate ad essere elette non ebbero nemmeno modo di fare le cose per bene. Quando le pratiche sono svolte d’urgenza capita di incorrere qualche errore. La fretta dipende dal fatto che in tali casi sono in gioco alcune condizione favorevoli, come ad esempio la quantità di tessere di chi le possiede già in gran numero, l’uso degli spazi per fare riunioni che non sono prerogativa femminile, il costo economico dell’elezione in cui le donne non hanno autonomia gestionale (ricordiamo il famoso art. 3 – legge 157/99 per la promozione attiva delle donne alla politica che è puntualmente disatteso, il che lascia le donne nella povertà più assoluta) . Insomma è come mettersi in gara a piedi contro chi, poiché sponsorizzato, ha l’automobile da corsa piena di carburante. Dicevo che la Consulta “B” , o “Ombra” fu eletta così in fretta che la moglie di un Coordinatore regionale non ebbe nemmeno il tempo di farsi un account per avere una casella di posta elettronica propria. Era arrivata all’ultimo minuto nel partito, e per scrivere a lei (candidata al ruolo politico di rappresentanza femminile) bisognava rivolgersi alla casella di posta del marito. Molto buffo no? Una donna che vuol rappresentare le Pari Opportunità che comunica solo attraverso suo marito. Cosa avrà detto lui alla moglie?: “Sbrigati che i digiuni della Montanelli qualcosa di buono hanno portato. Mo’ vuoi vedere che ti faccio eleggere rappresentante delle lotte femminili? Così il Presidente è contento perché non se ne può più con queste donne che pretendono di pensare con la capoccia loro! Che… per caso sai se tua cugina, a tempo perso, dopo che ha sbrigato le sue faccende, si vuol dedicare a fare la rappresentante donne? Sai, ci servono anche le esponenti provinciali e comunali….meglio andare sul sicuro e fare tutto in famiglia. Così nacque la consulta “propaggine”. Espressione del talento maschile a imbrogliare le carte in tavola. Ma dov’è adesso? Dico, la consulta B, dov’è? Si troverà nelle liste elettorali per l’Europa e per le Amministrative? E le bravissime politiche della Consulta “A” dove stanno? Saranno messe capolista nelle liste? Quelle che son rimaste, intendo. Poiché molte sono oggi con me. Ma quelle che hanno voluto restare e investire ancora sul loro diritto vivere un percorso politico all’interno di Idv saranno messe in condizioni di essere elette? Sarà data loro la posizione di capofila e tutti gli spazi della comunicazione elettorale? Si tratta di essere presenti nei dibattiti televisivi, nelle conferenze stampa, negli eventi organizzati, nei manifesti in tutte le città del loro luogo elettivo. Tutto questo loro non possono organizzarlo da se stesse perché i famosi fondi “per le pari opportunità” non sembrano ancora accessibili, ma il partito farà in modo che si spenda comunque denaro, lavoro, promozione, risorse umane, indicazione di voto agli iscritti. Sarà fatto tutto questo? Non voglio lasciarmi sopraffare dal pessimismo. Spero ancora che tra queste (magnifiche) sette ci siano le bravissime e talentuose esponenti originarie. Anche loro sono della società civile e oltre che buttare sudore e fatica nel partito inseguendo un’idea di società migliore, vi assicuro che appartengono alla società civile. Anzi civilissima: specializzate professioniste in medicina, psicoterapeute, volontarie dell’associazionismo, docenti universitarie, avvocate, ecc. Il lavoro politico lo fanno da molti anni gratis. Anzi no, pagando di tasca propria. Anche le altre, arruolate con l’annuncio che cercava aspiranti candidate tra le “esponenti della società civile”, avrebbero diritto a una vera chance. Si facciano mettere le une e le altre a capo delle liste sia europee che amministrative. Allora andremo bene. ADP Ascolti Dario Franceschini, il segretario PD, o gli altri segretari politici che non trovano corretto far finta di voler andare a fare il parlamentare europeo sapendo a priori che non ci si resterà nemmeno un minuto. Metta le donne capolista e uscirà dall’imbarazzo di dover rispondere sulle difformità da certi principi così ad alta voce enunciati. Perché in capo alla lista? Me lo hanno domandato i giornalisti con i quali ho parlato della faccenda. Perché – mi hanno chiesto – insiste sul doversi trovare, le donne, a capo della lista se questa volta le liste non sono bloccate e l’elettore può scrivere il nome del candidato preferito? Bisogna che io spieghi che non tutti possono avere una fama che suona pronunciando il nome di Levi Montalcini. Se una persona (uomo o donna) ha una fama pari a quella di Levi Montalcini può anche accettare di trovarsi in mezzo o in fondo alla lista e venire ugualmente eletto/a. Salvo la perplessità da parte dell’elettore nel trovare un personaggio di tale portata in un punto qualsiasi della lista, si potrà interpretare la cosa con una nota snobistica del candidato illustre e scrivere ugualmente il nome Montalcini sulla scheda elettorale. Ma chi non è Levi Montalcini, mettiamo si chiami Bianca Bianchi dovrà contare sulle persone che la stimano per le cose che ha fatto nella vita. Tale gruppo di persone, poniamo che sia numerosissimo, dovrà intanto accogliere il programma della candidata e quindi votarlo scegliendo lei. Per votarla e non avere la sensazione di buttar via un voto dovrà credere nella reale opportunità della persona pur stimatissima che si propone. A tale convincimento si arriva attraverso alcuni indizi. Primo indizio: posizione nella lista. Prima di lista equivale a dimostrata fiducia nelle sue capacità da parte del partito che la presenta. Secondo indizio: promozione pubblicitaria della candidata e spazi televisivi a disposizione (che sono in genere concessi ai capolista). Terzo indizio: (che, sapete, insieme agli altri due fa, per Poirot, una prova) il partito sostiene la candidata e lo annuncia ai cittadini. Che vuol dire ciò? Che tutti gli altri candidati non hanno nessuna opportunità di farcela? Non è così. Vediamo perché: – Levi Montalcini è ok. Abbiamo detto che la voterebbero comunque. – L’esponente di partito, con accordi interni può essere eletto/a perché il partito fa per lui/lei accordi tali che può dar come certa la sua elezione. – I ruoli istituzionali già in campo da molto tempo: Parlamentari, Governatori, Consiglieri regionali, provinciali, Sindaci, Assessori; hanno un seguito di consensi se hanno ben lavorato che gli garantisce il voto del tessuto sociale ed elettorale in cui operano. – I capi di grosse aziende con migliaia di dipendenti e con legami nell’indotto, se sono persone stimabili e positive possono contare su un numero di voti tra coloro che sono nella loro orbita. Restano le/gli esponenti della società civile: associazioni, consorzi, organizzazioni sindacali, ecc. Per queste ultime categorie la riuscita elettorale parte dai tre indizi che fanno una prova, ed in mancanza di quelli l’elezione dipende dall’avere disponibilità economica, logistica, di risorse umane, di uffici stampa per programmare la propria candidatura con un’alta percentuale nelle previsioni di riuscita. Il che significa, riassumendo, o che l’esponente della società civile è promosso dal partito, o che sta per tutto il mese precedente le elezioni in ogni spazio di tv, stampa, internet, e blog in rete; oppure la nostra Bianca Bianchi dovrà avere molti mesi di preavviso per poter organizzare a suo modo e con le sue risorse la sua elezione. Quindi mettere in moto un meccanismo per il quale si attiverà ad avvisare tutti coloro che sono nella sua orbita per dir loro che sarà certamente candidata con il partito tal dei tali, che non importa se proprio non è quello che i suoi estimatori preferiscono, poiché trattasi di candidatura indipendente attraverso la quale si porteranno avanti le istanze a cui loro tengono. Con un lavoro capillare Bianca Bianchi può farcela, contattando e facendo contattare più di una volta i suoi estimatori, nella rete di associazioni e gruppi che la conoscono. Lavoro lento, difficile, anche estenuante, ma necessario. Al di fuori di questo, le candidature che portino un voto o mille sono regali dati gratuitamente al partito che ospita le persone che ci mettono la faccia, la storia, e le risorse economiche praticamente senza chance, e per avere nulla in cambio. Oggi mi chiedo chi darà e cosa all’altro. ADP avrà finalmente capito e metterà le donne capolista? Le presenterà in tutte le trasmissioni tv al suo posto? Allora -che bello- le candidate riceveranno una vera opportunità di riuscita. Non sarà così? Mi dispiace prevederlo, ma, nel malaugurato caso, saranno le candidate e i candidati a fornire un regalo ad ADP che farà di loro un uso momentaneo, salvo dimenticarsene quando non gli serviranno più. L’esempio del passato fa da monito: Elezioni 2005: venticinque eletti, tra cui molti cooptati, e tra questi due donne. Elezioni 2008: 43 eletti, quasi tutti uomini tra cui molti cooptati, e tra questi quattro donne. Vogliamo fare il calcole delle percentuali? Ma lasciamo perdere. Tutte le altre: portatrici d’acqua, purtroppo. A cui nessuno dirà grazie. Anzi. “Ma allora – mi ha chiesto la giornalista di un quotidiano – se così fosse quel comunicato sulle candidature femminili avrebbe il valore di una foglia di fico?”. “Praticamente sì – ho risposto – ma è lei a dirlo. Io non son sicura di poterlo dire. O forse potrei dirlo se lo riscontrassi ad elezioni avvenute. Insomma, ci devo andare cauta. C’è sempre una causa in Tribunale aperta e le mie esternazioni devono essere un po’ mediate. Eppoi calma. La speranza è l’ultima a morire. Che ADP si ravveda davvero? Lo spero, per le magnifiche sette, per me che ne sarei felice, e per le altre candidate che si affacciano per la prima volta in questo oscuro mondo della politica. Noi donne tentiamo di fare chiarezza. Anche la causa civile ha questo scopo. Mi scrivono sul blog “Speriamo in un giudice a Berlino”. Io so che ci sono tanti giudici in Italia che sono lì per fare il loro dovere ed applicare l’articolo 3 della Costituzione scritto in sintesi in un cartello affisso in ogni Tribunale “La legge è uguale per tutti”. Sono convinta dello spirito di giustizia che anima tanti magistrati, altrimenti non avrei iniziato da donna senza protettori né potere politico una causa civile contro Antonio di Pietro nella sua qualità di presidente di un partito e ministro delle infrastrutture. Causa ancora in atto, ricordiamolo, pendente presso il Tribunale di Milano. Niente di personale contro di lui. NDP. Ditemi però che cosa viviamo a fare se non possiamo contare né sperare in un mondo più equilibrato e giusto. Roma, 20 aprile 2009. Wanda Montanelli http://www.grnet.it/index.php?option=com_content&task=view&id=790&Itemid=9