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GIOVANNA CHIRRI, PAPA BENEDETTO XVI E LA PREZIOSA REGOLA ANSA CHE LE ASSICURO’ LO SCOOP MONDIALE

Giovanna Chirri è la giornalista dell’ANSA diventata famosa in tutto il mondo anni fa per uno scoop clamoroso: fu l’unica a comprendere il messaggio in latino delle dimissioni di Papa Benedetto XVI “nascosto” all’interno di una comune cerimonia di concistoro. All’epoca venne intervistata da svariate testate internazionali, compresa la CNN. Ebbe in effetti un doppio merito: innanzitutto quello di conoscere molto bene il latino (ma ai vaticanisti dell’ANSA è richiesto, non si transige) e poi di essersi trattenuta sino alla fine della cerimonia, insieme a pochissimi altri. Rimasero con lei una troupe portoghese e tre o quattro giornalisti sparsi. Tutti gli altri reporter avevano già lasciato il Vaticano. Del resto, ebbe modo di raccontare la Chirri privatamente (in questa intervista a Repubblica non ne parla), non fece altro che rispettare la vecchia “regola del pomodoro” della scuola di cronisti di un tempo.

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DRAGHI’ NUN CE LASSA’ ! DRAGHI’ NUN CE LASSA’ !

 

A partire dai Sindaci di mille splendide città e borghi italiani, fino alle cancellerie internazionali, dai sindacati, alla Confindustria, e  primo fra tutti il nostro amatissimo Pesidente Mattarella; a seguire il Vaticano, i direttori delle maggiori testate giornalistiche, ma immagino tanta parte di popolo che come gli indigeni del famoso film “Riusciranno i nostri eroi… “ si sentono spaesati dalla partenza del loro capo carismatico e gridano quasi al cielo “Titì nun ce lassà!” . Nel geniale film di Ettore Scola, con la magistrale interpretazione di Alberto Sordi e Nino Manfredi  verso il finale arriva la agognata pioggia. E noi?  Noi che pure siamo a secco di acqua, tra roghi criminali che non sono mai puniti abbastanza, le incognite future sul Pnrr, l’inflazione, la crisi energetica, il bisogno di fare tagli alle accise, la necessità  di siglare un accordo sul grano, il contenimento del maledetto virus (e ora pure con la sottovariante Ba.2.75, Centaurus) che fa contare ancora troppi morti ogni giorno; e la gente che non sa come mettere a tavola un piatto due volte al giorno e si dispera per le bollette aumentate in modo esponenziale. Ma fra tutto ci opprime la Guerra pesantissima, assurda, imprevista, su cui nessuno ha una soluzione giusta per farla terminare.

Senza offesa per nessuno per il paragone, ma diciamolo pure, siamo tutti sconcertati, e se è pur vero che la democrazia si esplica maggiormente attraverso le elezioni facciamoci delle domande. Ho chiesto a molti. Nessuno sa dire con certezza chi vorrebbe al Governo da qui al futuro. Chiediamoci perché. Soprattutto se lo chiedano i partiti. Perché abbiamo bisogno di appoggiarci alla spalle forti di Mario Draghi e non ci vengono in mente alternative? Il fatto è che non vogliamo cambiamenti. Non adesso, non subito. E’ solo questione di denaro? “No Mario no soldi” scrive Feltri su Libero, ma certo anche i soldi ci servono eccome, e trovo sagge le parole di Paolo Guzzanti di oggi L’altra metà delle Stelle :  È verissimo che gli italiani sono stati espropriati per anni del diritto di esprimersi col voto come un vero popolo sovrano, ma è altrettanto vero che stavolta siamo in mezzo a un guado pieno di bestiacce carnivore e sabbie mobili che prima non esistevano, come la ripresa del virus, una guerra di aggressione che va fermata e una crisi economica, che richiedono virtù, polso fermo ed esperienza, qualità per cui Draghi ha accumulato crediti nazionali e internazionali”. E ancora  sulla stessa onda Claudio Cerasa sul Foglio: “Perché ringraziare il Parlamento italiano, comunque finirà: Ha saputo arginare gli estremismi, ha prodotto grandi trasformazioni nei partiti e ha accompagnato l’Italia verso una stagione di compromessi esemplari. Qualunque sarà il destino di Draghi, questa legislatura non va demonizzata”. Così pure Matteo Renzi che ha fatto partire la petizione “Draghi resti a palazzo Chigi”  .

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